L’allevamento artificiale dei colombi di città orfani

--L’allevamento artificiale dei colombi di città orfani
L’allevamento artificiale dei colombi di città orfani 2017-11-24T19:36:24+02:00

colomboI colombi di città fanno parte della fauna stabilmente presente in tutte le zone urbane d’Italia. Sappiamo tutti che in alcune città rappresentano un serio problema ambientale e di conservazione del patrimonio artistico minacciato dalle loro deiezioni. Le misure di controllo della popolazione finalizzate alla riduzione del tasso riproduttivo non hanno finora ottenuto grandi risultati e scarsa efficacia hanno anche le Ordinanze che vietano di alimentare i colombi, poiché poco rispettate dalla gente. Il risultato è che il tasso riproduttivo dei colombi urbani continua ad essere troppo alto. A questo concorrono anche situazioni proprie della città quali le temperature più alte rispetto all’ambiente rurale, la presenza di molti rifugi ideali per la formazione di colonie stabili e un’illuminazione artificiale che prolungano innaturalmente la stagione riproduttiva.

Capita così di trovare novelli di piccione domestico o di tortora dal collare orientale (altro abitante cittadino, sebbene meno numeroso) anche “fuori stagione”, nei mesi autunnali o invernali. Capita anche, ovviamente, che per vari motivi siano trovati e raccolti da cittadini che poi possono rivolgersi ai veterinari per sapere come allevarli e come fare a liberarli una volta diventati indipendenti.

I colombi domestici sono uccelli granivori, e questo in teoria ci facilita il lavoro in caso di alimentazione artificiale. Esiste però un grande problema, tuttora senza vera soluzione, nell’allevamento dei columbiformi: nei primi 6-7 giorni di vita i nidiacei sono alimentati dai genitori esclusivamente con il cosiddetto “latte del gozzo”, prodotto di sfaldamento della mucosa del gozzo, modificatasi sotto l’azione dell’ormone prolattina. Questo “latte”, che attualmente non si riesce a sostituire in modo adeguato, entra in quantità progressivamente decrescenti nell’alimentazione dei novelli fino a circa 18 giorni di vita, quando la dieta è composta totalmente da alimenti procurati dai genitori. La difficoltà non risiede tanto nell’imitare la composizione generale del “latte” (acqua 75%, proteine 12-13%, lipidi 8-9%, minerali 1,5%, carboidrati quasi assenti), quanto nel non riuscire a riprodurne la composizione corretta in aminoacidi, acidi grassi e microelementi, e nella totale assenza, nei prodotti sostitutivi, di anticorpi detti gammaglobuline di superficie (IgAs). Le maggiori difficoltà nell’allevamento artificiale dei colombi domestici si trovano quindi proprio nei primi giorni di vita, mentre nei giorni successivi è relativamente più semplice.

Nella scelta dell’alimento da offrire purtroppo dobbiamo limitarci a quanto offre il commercio. Tra le soluzioni senz’altro più comode e nutritivamente valide ci sono i preparati per l’allevamento allo stecco dei pappagalli, i quali hanno, pur con alcune differenze legate al produttore, buone caratteristiche qualitative e sono in grado di fornire un’alimentazione sostitutiva di quella naturale (a parte i primi giorni, come già detto). L’uso secondo le modalità consigliate dalla Casa produttrice, nella mia esperienza, consente di allevare i nidiacei senza particolari problemi.
L’alimento va somministrato direttamente nel gozzo tramite un sondino morbido collegato alla siringa che contiene il cibo. La tecnica è relativamente semplice ma è opportuno che chi non ne ha pratica si faccia insegnare dal veterinario come eseguirla correttamente. Il sondino e la siringa vanno accuratamente sciacquati dopo ogni utilizzo. Il cibo deve essere tiepido, facendo attenzione a non somministrarlo troppo caldo perchè si causerebbe un’ustione del gozzo.

Per l’alimentazione artificiale si utilizza un sondino tagliato alla giusta lunghezza, raccordato alla siringa che contiene il cibo.

Per l’alimentazione artificiale si utilizza un sondino tagliato alla giusta lunghezza, raccordato alla siringa che contiene il cibo.

Si palpa il gozzo per verificare che non contenga ancora alimento del pasto precedente.

Si palpa il gozzo per verificare che non contenga ancora alimento del pasto precedente.

Si apre delicatamente il becco.

Si apre delicatamente il becco.

Si introduce il sondino facendolo scivolare lungo l'esofago fino al fondo del gozzo.

Si introduce il sondino facendolo scivolare lungo l’esofago fino al fondo del gozzo.

Si introduce lentamente il cibo nel gozzo, facendo attenzione che non refluisca nella bocca.

Si introduce lentamente il cibo nel gozzo, facendo attenzione che non refluisca nella bocca.

Con i colombi non troppo giovani (oltre 14 giorni) ho notato buoni risultati anche utilizzando le miscele di granaglie specifiche per colombi e tortore: i semi vanno lasciati a bagno in acqua per un paio d’ore e poi possono essere somministrati direttamente nel becco. Una soluzione di ripiego (ma solo per un breve periodo) consiste nell’adoperare del pastoncino per canarini (da utilizzare tal quale) o le farine multicereali per bambini. La quantità di cibo necessaria per l’imbecco varia molto secondo l’età dei nidiacei, oscillando dal 20 al 60% del peso (dose giornaliera). Fondamentale è pesare i novelli ogni giorno per verificare l’incremento di peso. L’intervallo tra i pasti varia da 1 ora (primi giorni di vita) e le 12 ore (3-4 settimane).

La temperatura a cui tenere i piccoli varia dai 30°C degli animali implumi, diminuendo man mano fino a raggiungere la temperatura ambiente quando hanno completato il piumaggio. È anche molto importante curare l’igiene, cambiando spesso il materiale del fondo (carta a pezzi, segatura, pellet di carta riciclata o di tutolo di mais, fieno, ecc.). Se necessario, si possono lavare le zampe delicatamente con acqua tiepida e sapone.

I colombi di città si svezzano a 25-30 giorni circa, anche se per diverso tempo chiedono ancora il cibo. Fino a che non sono diventati assolutamente indipendenti e non hanno acquisito completa padronanza del volo non è opportuno lasciarli andare: i rischi che siano preda di cani e gatti o che vengano urtati dai veicoli è alto, soprattutto in città. Per liberarli consiglio di portarli in zone popolate da colonie di colombi: normalmente i nuovi arrivati vengono accettati e si aggregano al gruppo. Se per rilasciarli invece ci limitiamo ad aprire le finestre di casa, capita frequentemente che i colombi non se ne vogliano proprio andare, decidendo di restare nei paraggi del luogo in cui sono cresciuti o, addirittura, all’interno della casa senza degnarsi di uscire. Il tal caso, se non vogliamo che restino con noi, possiamo provare a portarli lontano, sempre però dove ci siano altre colonie di colombi. In genere questi colombi non posseggono la capacità di ritrovare la loro casa tipica dei piccioni viaggiatori.

tortoraIn caso di ritrovamento di colombi o tortore implumi e, quindi, di allevamento artificiale, non dobbiamo però scordare di portarli da un veterinario esperto in medicina aviare per effettuare una visita generale e ricercare eventuali parassiti facilmente presenti negli animali a vita libera. Comuni nei giovani colombiformi sono i flagellati del gozzo e dell’intestino che sono trasmessi direttamente dai genitori con il cibo e con il becco sporco. Negli individui di oltre due settimane si possono trovare anche i coccidi, mentre i nematodi, a causa del ciclo vitale più lungo, non sono in genere osservabili prima dei 30 giorni di vita. Sicuramente comuni sono i pidocchi, ma non destano particolari problemi. Con minore frequenza si possono trovare le zecche del genere Argas (zecche molli) e i ditteri del genere Pseudolynchia (famiglia Hippoboscidae), le cosiddette mosche cavalline: queste ultime possono trasmettere ai colombi il Leucocytozoon, emoparassita dei globuli bianchi. Mentre i parassiti esterni si possono facilmente trattare con uno spray antiparassitario per uccelli, i parassiti interni richiedono un trattamento specifico prescritto dal veterinario.

Claudio Peccati, Med. Vet.