Il taglio delle penne remiganti

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Il taglio delle penne remiganti 2017-11-24T19:36:25+00:00

Considerazioni sulla gestione degli uccelli addomesticati con e senza l’accorciamento delle remiganti

voloNon è facile costruire un’estesa discussione sul taglio delle remiganti negli uccelli addomesticati per limitarne il volo. Gli uccelli sono animali vertebrati che hanno evoluto questa modalità per gli spostamenti che è prerogativa della loro classe; almeno come adattamento anotomo-funzionale, giacché conosciamo numerose specie che, per strategie evolutive, non sono in grado di volare.

Oggi, attorno a questa discussione, si sono create ideologie molto contrapposte tra loro che basano i loro costrutti essenzialmente su due assunti di base: il primo nasce dalla convinzione che il taglio delle remiganti degli uccelli domestici sia una barbara pratica e debba necessariamente essere considerata come maltrattamento animale; la seconda, invece, basata su altri principi che legittimano quest’usanza.

Occorre non fermarsi a considerazioni superficiali e affrettate, anche se spesso fanno comodo e sollevano dall’incombenza di affrontare i problemi in modo razionale. Noi riteniamo che sia necessario dedicare più tempo alla riflessione, soprattutto quando si tratta di temi che riguardano l’etica nell’allevamento degli animali domestici.

Il taglio delle remiganti è un termine improprio (poiché non si riferisce al risultato che si ottiene) che indica l’atto di tagliare alcune delle remiganti al fine di impedirgli di volare via. Questa pratica è indirizzata unicamente agli uccelli allevati artificialmente dall’uomo e destinati a diventare animali pet o, meglio conosciuti in lingua italiana, come animali da compagnia.

Il taglio delle remiganti non è una scelta che riguarda soltanto il proprietario dell’animale: essa è piuttosto una scelta che deve essere compiuta in funzione delle tecniche di gestione degli uccelli addomesticati in cattività, dell’ambiente in cui vivono e del tempo che condividono con la nostra presenza.

Quando s’intende allevare un uccello addomesticato in casa (che nella fattispecie generalmente si tratta di un pappagallo) occorre necessariamente analizzare in modo approfondito che cosa comporta l’allevamento con le ali integre e l’allevamento con le remiganti accorciate. Vediamo pro e contro di entrambi.

Se si vuole allevare, ad esempio, un pappagallo addomesticato in casa come animale da compagnia è condition sine qua non che esso sia stato allevato artificialmente dall’uomo. In un precedente articolo è possibile comprendere quali caratteristiche comportamentali distinguono questi animali dagli altri allevati, invece, dai genitori biologici.

Questo tipo di animali necessitano obbligatoriamente di interazioni continue con il proprietario pena l’insorgenza di comportamenti patologici.

Allevare un pappagallo in casa con le ali integre è sicuramente molto appagante, sia per l’animale sia per il proprietario. L’uccello sarà libero di spostarsi in tutta la casa con magnifiche esibizioni di volo. Molto appagante è per l’uomo veder planare sulla propria spalla l’animale desideroso di interazioni.

Tuttavia, questo tipo di gestione presenta numerosi problemi. Innanzi tutto una vita libera esclusivamente in appartamento non è possibile per ragioni legate alla salute dell’animale: quest’aspetto è molto importante e ogni volta ci stupiamo di come molti autorevoli autori dimostrino di trascurarlo. Un pappagallo che vive perennemente in appartamento, seppur libero di volare, non potrà avvantaggiarsi dei benefici che l’ambiente esterno e naturale esercita sul suo organismo.

Per portare un esempio, se gli uccelli non si espongono ai raggi solari diretti (quindi non filtrati da altri materiali quali il vetro, la plastica, la stoffa etc) avranno serie difficoltà nella sintesi della Vit. D, indispensabile per il metabolismo del Calcio; in sua assenza è possibile che si sviluppino forme di rachitismo. Anche la pioggia è un evento climatico che i pappagalli dimostrano di gradire. Queste asserzioni non sono soltanto presunte: è possibile evidenziare e classificare specifici comportamenti di natura innata che gli animali manifestano appositamente per questi scopi.

Perciò, l’immediata conclusione cui si può giungere è che il felice pappagallo libero di volare ovunque, che appaga molto il nostro senso animalista, in realtà può sviluppare sofferenze se allevato sempre in locali interni.

Altro problema sono i pericoli domestici. Se è vero che un uccello libero in casa impara velocemente a evitare strutture che possono non sorreggere il suo peso o che possono facilmente cadere al suo passaggio, è altrettanto vero che impara molto velocemente anche a servirsi di oggetti che possono alimentare la sua curiosità. Purtroppo, però, difficilmente nelle nostre case i pappagalli potranno trovare carnosi frutti, foglie e rametti per sfogare il loro incessante temperamento curioso: spesso s’impossessano di pericolosi oggetti, come tubetti contenenti sostanze chimiche per la cosmesi, quando non detersivi e veleni.

Ancora, in casa un pappagallo può pericolosamente planare su pentole incandescenti, getti d’acqua bollenti o rodere cavi elettrici, rischiando di morire folgorato: i pappagalli sono animali notoriamente distruttivi e le conseguenze di una loro libera e incontrollata permanenza in casa possono facilmente condurli alla morte.

Bisogna poi analizzare il pericolo delle fughe. Un pappagallo libero di volare che trova una finestra o una porta aperta difficilmente non la attraverserà. Una volta superato il davanzale con molta probabilità esso si lancerà nel vuoto, sempre che non l’abbia già attraversata in volo, librandosi felicemente nel cielo blu. Peccato che, salvo rare eccezioni, il pappagallo non tornerà più a casa e questo per più motivi. Innanzitutto l’ambiente esterno richiama, al nostro uccello addomesticato, tutti quei comportamenti atavici di ipervigilanza del territorio che gli consentono di proteggersi da pericoli e predatori. Pertanto, l’animale darà molto più spazio alla sua sfera comportamentale innata, piuttosto che a quella appresa nella vita in casa. Udire il suo nome gridato dal proprietario, non avrà più lo stesso effetto che aveva in appartamento: esso involontariamente lascerà maggior spazio alle sue pulsioni innate di controllo del territorio. Ciò nonostante, se supponessimo che il nostro pappagallo avesse effettivamente l’intenzione di ritornare a casa, dovremmo immaginare anche tutte le difficoltà che il ritorno presenterebbe. L’uccello addomesticato del nostro esempio non avrà dimestichezza geografica dell’ambiente in cui improvvisamente si è trovato e riconoscere strutture identificative della nostra abitazione, non avendole mai apprezzate da quel punto di vista, è impossibile: le nostre case dall’alto o da lontano sono strutturalmente tutte molto simili.

Un pappagallo fuggito da un ambiente domestico, in definitiva, è destinato con tutta probabilità a morire d’inedia.

Concludendo l’aspetto dell’allevamento di uccelli addomesticati in cattività, si può affermare che soltanto chi possiede appartamenti spaziosi, in grado di vantare aree protette da dedicare unicamente agli animali e che presentano collegamenti con voliere esterne, possono godersi appieno il volo libero dei propri beniamini. L’esempio è quello dell’allestimento di una stanza vuota con annessa voliera esterna.

In caso contrario, ogni volta che il pappagallo è libero in casa, deve essere sorvegliato continuamente e saltuariamente esso dovrà essere spostato all’esterno per beneficiare degli influssi che l’ambiente naturale offre.

Allevare un pappagallo libero di volare ma tenuto perennemente in locali interni non riceve un completo appagamento psico-fisico.

Discorso diverso occorre affrontare per chi, invece, sceglie la limitazione del volo (questo è un termine più idoneo per indicare l’intervento sulle remiganti).

Un pappagallo domestico che ha subito una corretta limitazione del volo può essere gestito in modo assai diverso rispetto ai pappagalli volatori. Giacché l’animale ha bisogno del massimo d’interazioni con l’uomo, una limitazione del volo consentirebbe all’animale di seguire il suo proprietario sostanzialmente ovunque: in appartamento come fuori da esso. Inoltre, è possibile consentire agli uccelli una lunga permanenza all’esterno, ad esempio in un verde giardino, luogo in cui possono facilmente trovare stimolazioni adeguate a un soddisfacimento del loro repertorio comportamentale. Immaginiamo di poter lasciare i pappagalli così trattati in un lussureggiante giardino, ricco di arricchimenti ambientali quali rocce, alberi, piante a basso fusto e, perché no, essenze botaniche appositamente coltivate per la specie cui appartiene il pappagallo.

In queste condizioni la nostra vigilanza può abbassarsi quantitativamente poiché anche in presenza di eventi improvvisi (forti rumori, passaggi di aerei etc) il nostro uccello non sarà in grado di spiccare un volo direzionato in altezza, ma la limitazione del volo gli consentirà soltanto di planare verso il terreno in un modo tale, se eseguita correttamente, da garantirgli una dolce discesa al suolo senza traumi.

I lati positivi della limitazione del volo tendono a risolvere quasi tutti i lati negativi che abbiamo affrontato per il volo libero in casa.

(Si noti poi che la limitazione del volo attraverso la recisione delle remiganti non causa assolutamente nessun tipo di dolore all’animale. Le penne sono innervate ma soltanto a livello follicolare, in altre parole in prossimità del punto d’inserzione della penna sull’epidermide. Questa innervazione consente al pappagallo di percepire la posizione della penna ma essa non si estende a tutto il calamo che, una volta sviluppatosi completamente, si presenta come una struttura cheratinosa al pari di peli e capelli).

Tuttavia, anche questa pratica presenta alcuni lati negativi che occorre necessariamente discutere. Innanzi tutto la nostra attenzione deve essere rivolta al modo con cui si esegue l’accorciamento delle remiganti. Infatti, tagli effettuati in modo maldestro possono causare importantissimi problemi agli animali che vanno dall’insorgenza di comportamenti patologici a problemi di natura clinica; queste evenienze sono notevolmente più gravi di quelle che si presentano nel volo libero. Vediamo quali.

Le remiganti che vanno accorciate devono essere preferibilmente in numero di 3/4, partendo dalla prima remigante primaria più esterna. L’accorciamento va effettuato in modo tale da recidere il calamo della penna il più vicino possibile alla radice, senza peraltro causare lesioni all’epidermide. Un calamo che sporge circa un centimetro dall’epidermide consente di asportare quasi totalmente la remigante senza causare disfunzioni all’animale. Infatti, se concedessimo misure più lunghe, il troncone del calamo rimanente andrebbe a sfregare sul groppone del pappagallo, causando irritazioni cutanee e, più generalmente, fastidio all’animale. In seconda istanza bisogna tenere presente che le remiganti vanno recise in entrambe le ali.

E’ purtroppo pratica ancora diffusa tagliare le remiganti soltanto di un’ala; questo è un errore gravissimo poiché causa ansia e insicurezza all’animale che perde il controllo naturale dei movimenti, cadendo roteando su stesso ogni qualvolta intende spiccare un volo.

  taglio_remiganti

Questo giovane cinerino ha subito un taglio errato delle remiganti a 4 mesi di età: gli sono state tagliate solo le penne di un’ala. In seguito a ciò l’animale, che stava imparando a volare, ha subito diverse cadute che lo hanno spaventato e stressato. Come conseguenza ha iniziato a mutilarsi le penne del corpo (autodeplumazione da stress).

Un taglio così effettuato consente agli animali di compiere piccoli spostamenti in volo, anche in senso orizzontale ma mai di compiere voli direzionati verso l’alto, che renderebbero impossibile un loro recupero. Le planate saranno effettuate in lunghezza, consentendo all’animale di dirigere la discesa dove meglio preferisce quindi, in sostanza, di utilizzare i propri apparati locomotori in modo naturale. Ecco perché più sopra, si è scelto di denominare tale pratica limitazione del volo, invece che taglio delle remiganti: rispecchia meglio la finalità per cui eseguiamo questa pratica.

Alla luce di queste considerazioni risulta più idoneo allevare i pappagalli addomesticati effettuando una limitazione del volo, soprattutto per chi non possiede la giusta esperienza per gestire dei pappagalli liberi di volare.

volo 2La limitazione del volo è una tecnica di gestione dell’animale alato tanto quanto lo è il guinzaglio per il cane o le redini del cavallo; anzi, rispetto a quest’ultima è sicuramente meno traumatica. Additare chi esegue questa pratica nel modo corretto, etologicamente e biologicamente, pecca di superficialità e dimostra di non conoscere a fondo le necessità degli uccelli addomesticati in cattività. Inoltre questa pratica, se messa a confronto con i più conosciuti metodi di contenimento degli animali (per esempio i collari “a strozzo”, il morso per i cavalli, i generatori di corrente per spostare i bovini etc), è innocua fisicamente e aiuta i proprietari a fornire le giuste stimolazioni comportamentali ai propri uccelli.

In questi ultimi tempi, oltre a ciò, iniziano a diventare consistenti le discussioni sul web in merito al volo libero. Affine ai metodi usati in falconeria, il volo libero è la pratica di liberare gli uccelli in ampissimi spazi (boschi, campi etc) al fine di farli volare per ridotti periodi e sotto il controllo vocale o alimentare del proprietario.

Non è necessario discutere in questo contesto di tale pratica, pur riconoscendo che questa potrebbe rivelarsi in futuro l’ideale per i nostri animali. La tecnica del volo libero al momento non è in grado di presentare protocolli metodologici universali e tentarla equivale a correre il rischio di perdere gli animali che, non trattandosi di rapaci autoctoni, se fuggono al nostro controllo vanno incontro a morte certa.

Concludendo questo tentativo di un’analisi oggettiva sul taglio delle remiganti che, se compiuto nel modo corretto, chiameremo limitazione del volo ci preme elencare ancora in modo più chiaro e riassuntivo i punti cardine del discorso.

Allevare un pappagallo addomesticato consentendogli di volare in modo naturale è la miglior scelta che un allevatore (e/o proprietario) deve effettuare, purché esso garantisca all’animale:

  • protezione da tutti i pericoli che l’ambiente domestico può presentare
  • impossibilità all’animale di fuggire
  • beneficio tratto dalle condizioni dell’ambiente esterno (ambientali, climatiche, comportamentali etc)
  • permanenza del rapporto uomo/animale.

In caso contrario è possibile scegliere una limitazione del volo attraverso l’accorciamento delle remiganti primarie purché:

  • l’accorciamento sia effettuato in modo corretto, tale da non causare sfregamenti sul groppone da parte dei calami recisi
  • sia effettuato su entrambe le ali e per un numero di remiganti non superiore a 3/4 per ala
  • consenta all’animale di spostarsi autonomamente compiendo piccoli voli in senso orizzontale e di planare dolcemente al suolo
  • l’animale benefici di tutte le altre condizioni di carattere etologico e biologico proprie della specie d’appartenenza

Noi ci auguriamo che il lettore abbia trovato in questo breve articolo una soddisfacente trattazione dell’argomento limitazione del volo. Talvolta è stato utilizzato un tono polemico per spiegare ideologie ritenute scorrette che poco hanno a che vedere con la piena conoscenza degli uccelli e della loro biologia: ci scusiamo se qualcuno dovesse sentirsi preso in causa, ma l’atteggiamento superficiale e leggero che troppi “specialisti” del settore stanno utilizzando in questi ultimi anni va in qualche modo contrastato, al fine di evitare pressioni sui nostri animali e comode strumentalizzazioni professionali.

Dr. Pierluca COSTA, etologo

Dr.ssa Marta AVANZI, Medico Veterinario