Gestire i pappagalli in cattività

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Gestire i pappagalli in cattività 2017-11-24T19:36:23+02:00

Risponde il dr. Pierluca COSTA, etologo e zoologo

Cambio alimentazione: se non riusciamo come facciamo?

comp 1Il cambio dell’alimentazione è obbligatorio quando non si è in possesso di un animale abituato fin dallo svezzamento a nutrirsi di essenze alimentari diversificate.

Purtroppo, questo è uno dei tragitti più difficili che si incontrano durante l’allevamento dei pappagalli, poiché spesso questi intelligenti animali si rifiutano categoricamente di accettare alimenti diversi dal solito misto di semi secchi.

Per quanto doloroso può essere, occorre necessariamente sfruttare il digiuno forzato: questa tecnica consente di ottenere risultati soddisfacenti nella maggior parte dei casi.

Pur essendo una metodica poco “diplomatica” è comunque molto meglio che dover assistere alla morte del proprio pappagallo per patologie a carico del fegato legate a squilibri alimentari.

Il digiuno forzato va obbligatoriamente effettuato soltanto dopo aver provato ripetutamente ad offrire cibo diverso agli uccelli e solo se questi rifiutano categoricamente ogni nostro sforzo. E’ una tecnica delicata ed è da effettuare possibilmente sotto l’occhio vigile di un Medico Veterinario, o comunque tenendo gli animali sotto stretta osservazione.

Si inizierà per un paio di giorni alla settimana alternati ad eliminare dalla gabbia tutti i contenitori contenenti i semi secchi, sostituendoli con altri colmi di cibo fresco come mais cotto, riso cotto, legumi cotti, frutta, verdura ed anche omogeneizzati vegetali per neonati.

Questa operazione è da svolgere al mattino presto, in modo tale che il pappagallo abbia già sufficientemente fame e verrà prolungata per tutto l’arco della giornata. Alla sera, si verificherà se il nostro piumato amico ha consumato almeno un poco dell’alimento da noi fornito e, dopo questa constatazione, si tornerà a fornire il misto di semi secchi.

Nel caso in cui il pappagallo dimostri di aver mangiato una considerevole quantità di alimenti freschi è utile non fornire il misto di semi ma proseguire con la somministrazione dei nuovi alimenti anche per il giorno successivo.

E’ particolarmente importante riporre attenzione alle dimensioni dell’animale: più il pappagallo appartiene a specie di piccole dimensioni più dovremmo controllarlo durante il giorno: questi animali si nutrono ad intervalli di tempo molto brevi e anche una giornata di digiuno può comportare seri problemi.

Al contrario, pappagalli di grandi dimensioni sopportano meglio la condizione di privazione di semi.

Una volta conosciuto l’alimento ed associato che alla somministrazione di questo corrisponde una asportazione dei semi secchi, generalmente i pappagalli accettano di nutrirsi delle nuove essenze alimentari.

Con questa tecnica, riesco nel mio allevamento a compiere cicli di circa 7 giorni consecutivi solo a base di alimenti freschi.

Attenzione ai granivori! Calopsitte, Cocorite, Roselle, Neophema e altri piccoli parrocchetti si nutrono in natura prevalentemente di semi a diversi stadi di maturazione e in cattività dimostrano di abituarsi a stento a nutrirsi di frutta e verdura. Per questi uccelli sono ottimi misti di legumi, mais e riso bolliti perché hanno le caratteristiche morfologiche dei semi.

Ara, Amazzoni, Cenerini, Conuri etc.. sono considerati invece pappagalli frugivori, cioè abituati a nutrirsi di frutti e parti vegetali. Per loro convincerli a mangiare alimenti di origine vegetale fresca sarà meno impegnativo.

Come riconoscere il sesso e il carattere dal comportamento (canto, richiesta di accoppiamento ecc..)

Tcomp 2eniamo presente che circa l’80% dei pappagalli si presenta come specie monomorfica, ciò significa che ad una semplice analisi morfologica (cioè le caratteristiche fisiche) non è possibile distinguere i due sessi perché il colore della livrea è identico e le dimensioni non suggeriscono differenze.

Generalmente per questi animali occorre affidarsi alle numerose tecniche di sessaggio che i Medici Veterinari sono in grado di proporci. Io consiglio quella molecolare, cioè effettuata sulla base dell’analisi di particolari marcatori a livello di DNA, perché assolutamente affidabile e non invasiva.

Tuttavia, nei pappagalli addomesticati, è possibile una valutazione delle manifestazioni comportamentali per riconoscerne il sesso. Quando si è in possesso di un pappagallo domestico è possibile affermare con una certa sicurezza che esso sceglie di vivere prevalentemente con l’essere umano di sesso opposto al proprio. Anche se questa tecnica sembrerebbe oltremodo empirica, ne ho personalmente verificato l’attendibilità e fin ora non ho mai commesso errori.

Per quanto concerne il profilo caratteriale dei singoli individui oggi non abbiamo ancora le conoscenze e gli strumenti per poter asserire con sicurezza che sia possibile evidenziare temperamenti diversi.

Anche se è abbastanza ovvio che ogni individuo presenti un profilo caratteriale unico, dovuto allo sviluppo di apprendimenti soggettivi e determinato inoltre da preferenze e dall’ambiente in cui vive, è utile per il momento non avventarsi in considerazioni che avrebbero un’impronta esclusivamente personale.

Come sapere se vanno d’accordo due soggetti

Due pappagalli della stessa specie e di sesso opposto vanno sempre d’accordo. Tuttavia, l’allevamento artificiale può modificare la personalità del soggetto al punto di spostarla unicamente verso la sfera umana. In questa condizione è opportuno un periodo di ri-adattamento alla specie d’appartenenza.

Come sapere se preferirebbero un compagno/a o la sola convivenza con noi

Se siamo in possesso di un animale addomesticato dovremmo conoscerlo abbastanza bene da riuscire a comprendere se il tempo che gli dedichiamo è sufficiente, oppure se presenta lacune tali da causare stati di sofferenza psicologica. In questo caso, dovremmo valutare con attenzione la possibilità di decidere di ri-adattare il pappagallo alla convivenza con un proprio conspecifico, al fine di garantire tutte le stimolazioni necessarie per una vita accettabile dal punto di vista psico-fisico.

In caso contrario, se il tempo che abbiamo a disposizione è tanto e il pappagallo vive prevalentemente libero e in nostra presenza non dovrebbe manifestare particolari sofferenze.

Sono molti i segnali che un pappagallo depresso evidenzia: apatia, depressione, comportamenti stereotipati, tensione, aggressività fino a giungere a psicopatologie come la Nevrosi Autolesiva.

Convivenza con altri animali (gatti, cani ecc.)

La convivenza con altri animali è senz’altro possibile, occorre però prestare la massima attenzione sia nella fase iniziale di conoscenza reciproca dei due animali, sia per tutti gli incontri futuri.

Non soltanto i cani e i gatti possono dimostrarsi pericolosi per i pappagalli, ma sono gli stessi pappagalli che possono ferire gravemente il proprio coinquilino. Pertanto, la pacifica convivenza tra individui di specie diversa, come ad esempio cani e pappagalli, è concessa solo su attenta vigilanza del proprietario.

Si può insegnare loro a parlare? Se si, come?

Generalmente i pappagalli adottano la tecnica dell’imitazione del linguaggio umano perchè spinti dalla necessità di dover comunicare con il proprio proprietario, quindi non ci sono particolari nozioni per l’insegnamento della parola poiché sono essi stessi a manifestare presto questa potenzialità. Tuttavia, nel caso in cui si desideri insegnare loro particolari parole o suoni, è possibile ripetere spesso la stessa parola o lo stesso suono: il pappagallo non mancherà di imitare quanto appreso nel giro di pochi mesi.

C’è un linguaggio del corpo che possa essere letto e interpretato?

Certo. In etologia si usa il termine etogramma per identificare tutti il repertorio comportamentale di una determinata specie animale. Ogni atteggiamento, ogni abitudine e, ancora, ogni predisposizione viene nominata con termini esplicativi e riconosciuta solo nella specie oggetto dello studio.

Pertanto, ogni specie di pappagallo ha i propri comportamenti che è importante imparare a conoscere e ad interpretare. Ci sono comportamenti tuttavia che è possibile definire comuni a tutte le specie.

Ad esempio, quando un pappagallo si pone impettito sul posatoio davanti al proprietario ed emettendo suoni allarga leggermente le ali dondolando, significa che sta salutando. Questa manifestazione comportamentale è spesso utilizzata da diverse specie di pappagalli per iniziare l’approccio con altri soggetti e potrebbe essere definita cerimonia di saluto.

Al contrario, una posizione insaccata sul posatoio, dondolante, con becco semi aperto, testa bassa e piumaggio arruffato significa che il pappagallo è in una fase comportamentale aggressiva, pronto all’attacco; meglio quindi allontanarsi soprattutto se l’animale è di grosse dimensioni.

Un altro comportamento interessante è quello del dono di cibo al proprietario. Questo comportamento è su base sessuale e significa che l’animale è talmente affiatato nei nostri confronti da ritenerci suoi partner. Identificandoci tali attua tutte le manifestazioni comportamentali tipiche della specie d’appartenenza finalizzate al consolidamento del rapporto di coppia. Una di queste è appunto il dono di cibo in bocca. Anche se può essere considerato un vizio, è preferibile consentire lo sfogo di questa pulsione comportamentale, al fine di evitare l’insorgenza di psicopatologie dovute a stasi comportamentale.

Suggerisco per tanto di informarsi su quali sono i comportamenti tipici della specie di pappagallo posseduta e osservare quotidianamente l’animale, magari registrandone i comportamenti su di un taccuino e ragionare dopo su quale significato possa assumere la manifestazione osservata.

Purtroppo non esistono ancora etogrammi completi per tutte le specie di pappagallo, pertanto occorre affidarsi esclusivamente all’esperienza di chi ha già avuto modo di conoscere la specie di nostro interesse.

Pierluca Costa e Romeo (Ara ararauna): si noti il comportamento di saluto dalla posizione inclinata del soggetto e dal discostamento delle ali dal corpo

Pierluca Costa e Romeo (Ara ararauna): si noti il comportamento di saluto dalla posizione inclinata del soggetto e dal discostamento delle ali dal corpo

E’ vero che i pappagalli non vanno posti sulla spalla e non vanno abituati a pulire le piume per non forzare il loro legame col proprietario ?

comp 3No, i pappagalli possono essere trasportati sulla spalla in ogni nostra faccenda, in modo che possano avere
sempre un contatto con noi; è il modo più semplice per potersi dedicare ad altre attività senza necessariamente allontanarsi dal nostro piumato amico. Tuttavia è consigliabile per le specie di più grosse dimensioni quali Ara o Cacatua non abituarli a stare sulla spalla per questioni di sicurezza: spesso, improvvisamente, questi animali sferrano morsi i quali non sono da interpretare necessariamente come manifestazioni di aggressività fine a se stessa, ma come abitudini comportamentali specie specifiche che essi adottano per consolidare il rapporto di coppia. I battibecchi tra individui della stessa specie non comportano mai ferimenti, ma nei confronti dell’uomo possono causare serie ferite.

Bisogna poi considerare che, per quanto i pappagalli riescano nella loro vita ad interpretare correttamente ogni nostro comportamento, alcuni nostri atteggiamenti potrebbero causare un’improvvisa reazione aggressiva.

Il tempo che i pappagalli dedicano alla cura del piumaggio è insito geneticamente in tutte le specie, anzi in tutti gli uccelli. Reprimere questo comportamento è profondamente sbagliato anzi, è necessario alimentarlo bagnando quotidianamente gli animali con un nebulizzatore o fornendo loro la possibilità di bagnarsi in grosse ciotole colme d’acqua.

La cura del piumaggio è importante quanto l’alimentazione stessa, ovvero è di vitale importanza e collabora anch’essa nell’evitare l’insorgenza della Nevrosi Autolesiva (si veda oltre).

Cosa significa quando “bussano” sulle pareti della voliera?

Ogni comportamento finalizzato a creare rumore è da interpretare come richiesta di attenzioni. Spesso, il protrarsi di queste richieste se non soddisfatte si tramutano in stereotipie comportamentali, ovvero comportamenti ripetuti continuamente che rivestono il significato di una ricerca di stimolazioni; questa è la conseguenza della stasi comportamentale.

Cosa significa quando fanno il nido sul divano accanto a noi?

Significa che hanno instaurato un profondo rapporto di coppia con noi e cercano di finalizzare il rapporto alla riproduzione. I pappagalli si legano sempre in modo “sessuale” nei confronti del proprietario, diversamente da quanto accade nei cani ed altri animali che instaurano piuttosto un rapporto di reciproca fiducia.

Come abituare un pappagallo abbandonato a non avere paura di noi?

E’ molto difficile ripristinare il rapporto uomo-pappagallo quando questo viene meno per traumi, solitudine o quant’altro. Ci vogliono mesi, spesso anni. Forse, sarebbe auspicabile in casi come questo optare per un reinserimento comportamentale nella propria specie d’appartenenza, provvedendo a fornire un individuo di sesso opposto al soggetto.

E’ vero che le immagini della televisione non gli fanno compagnia bensì danneggiano la loro visuale e disturbano la tranquillità?

Non mi risulta che ci siano prove scientifiche che dimostrino un danneggiamento alla vista a seguito di permanenza davanti alla televisione. Credo che in nostra assenza possa essere invece un’ ottima fonte di stimolazione, che consente al pappagallo di vivere in un ambiente ricco di stimolazioni sonore.

Nei pappagalli domestici ho personalmente appurato, inoltre, che la musica può rivelarsi un ottimo strumento per diminuire la tensione in questi animali. In particolare ritengo che la musico-terapia possa essere utilizzata con successo come contributo nella risoluzione della Nevrosi Autolesiva, più comunemente conosciuta come Sindrome da Autodeplumazione, ma per questo sto ancora effettuando prove, ricerche e approfondimenti in merito (per approfondire si veda l’articolo “La Sindrome da Autodeplumazione in pappagalli ed altri uccelli. Identificazione – cause – Classificazione dei sintomi”, P.COSTA, pubblicato da Alcedo Ed. s.r.l., sulla rivista “ALCEDO Ornitologia e Natura”, anno X – Numero 1).

E’ vero che se “passeggiano nervosamente” sul posatoio andando a destra e a sinistra è la “danza della guerra” ? Mentre se lo fanno fissandoci vorrebbero salire sulla mano?

La danza della guerra è per me un termine nuovo, che ritengo privo di qualsiasi fondamento etologico.

I pappagalli sono animali sociali e non mi risulta che dimostrino in natura comportamenti finalizzati all’attacco volontario di altri pappagalli o di altri animali, se non per difesa individuale.

Per quanto ne so la danza della guerra non esiste, esistono piuttosto le stereotipie comportamentali derivanti da una mancanza di stimolazioni sufficienti a soddisfare tutto il repertorio comportamentale. Il passeggiare avanti e indietro sul posatoio viene piuttosto comunemente definito “danza dell’orso”, per richiamare quell’inquietudine tipica degli animali rinchiusi in gabbie di esigue dimensioni; anche questa va necessariamente interpretata come insoddisfazione comportamentale.

Il dondolio, le acrobazie a testa in giù, il movimento sussultorio della testa e, quindi, il passeggiare avanti e indietro sul posatoio sono tutte manifestazioni comportamentali di desiderio di contatto.