Il letargo nelle tartarughe mediterranee

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Il letargo nelle tartarughe mediterranee 2017-11-24T19:36:23+02:00

letargoI rettili sono animali ectotermi, dipendono cioè dalla temperatura ambientale per la regolazione della loro temperatura corporea. Quando la temperatura ambientale scende al di sotto di una certa soglia critica essi reagiscono andando in letargo. Il letargo viene indotto nelle tartarughe dei nostri climi dalla diminuzione della temperatura diurna e delle ore di luce. Il comportamento naturale in risposta a questi stimoli consiste nella diminuzione dell’attività e soprattutto nella sospensione dell’alimentazione, in preparazione al sonno invernale.

Durante il letargo la bassa temperatura corporea fa sì che quasi tutti gli apparati del rettile, tra cui il sistema digerente e il sistema immunitario, smettano di funzionare. Infatti non devono mai essere lasciati andare in letargo animali ammalati o animali il cui sistema digestivo non è completamente vuoto.
Solo animali in condizioni fisiche ottimali, con sufficienti riserve di grasso accumulate durante la stagione calda, devono essere lasciati ibernare. Gli animali malati, debilitati o sottopeso non devono essere lasciati andare in letargo, ma vanno mantenuti al caldo per tutto l’inverno affinché possano essere alimentati e/o curati.

Si calcola che per ogni mese d’ibernazione una tartaruga perda l’1% del proprio peso corporeo. Il periodo di letargo non deve superare una durata di 20 settimane, il che nei nostri climi non rappresenta in genere un problema.

Alterazioni fisiologiche e patologiche dopo il letargo

Al momento del risveglio la tartaruga dispone di scarse riserve di grasso, di glicogeno (la forma in cui lo zucchero è accumulato nel fegato), di vitamine, ed è disidratato. Il numero di globuli bianchi e la glicemia sono bassi. Il peso dell’animale alla fine del periodo di letargo è importante e va misurato e confrontato con quello precedente il letargo. Se la temperatura durante il letargo è troppo elevata, sopra i 9°C, il livello metabolico dell’organismo risulta troppo alto e le riserve di grasso vengono consumate ad un ritmo eccessivo. In questo caso al risveglio l’animale sarà troppo magro, con potenziali complicazioni che vanno prontamente affrontate. La stessa cosa può accadere se durante l’inverno si verificano delle giornate più calde del normale, seguite da periodi di freddo. Alla fine del letargo la perdita di peso corporeo non dovrebbe superare il 10%.

E’ di importanza fondamentale che la tartaruga beva entro 24-48 ore dal risveglio, e questo viene favorito ponendola in un recipiente con un paio di centimetri di acqua (per un animale di taglia media). Se l’animale non assume acqua spontaneamente entro questo periodo si deve ricorrere alla somministrazione di liquidi con un sondino gastrico, da effettuarsi, almeno inizialmente, sotto controllo veterinario.

La maggior parte degli animali ricomincia a mangiare entro una settimana dal risveglio; se ciò, indipendentemente da eventuali misure terapeutiche intraprese, non avviene, la prognosi è sfavorevole. Inizialmente le tartarughe sembrano preferire cibi succulenti, come frutta e pomodori, ma entro pochi giorni si deve fornire una dieta più equilibrata.
L’incapacità di riprendere ad alimentarsi entro i primi giorni dal risveglio viene definita anoressia post-ibernazione.

Nei giorni successivi al risveglio, se l’animale si alimenta normalmente e riprende le sue attività senza problemi, non resta che controllare che le condizioni ambientali siano adeguate per quanto riguarda luce e temperatura. Se le giornate sono grigie e fredde, ci si può aspettare che le tartarughe non si alimentino; allora è preferibile fornire artificialmente luce e calore. Occorre anche valutare se sia il caso di fornire un riparo di sera e di notte.

Al termine del letargo, se le condizioni ambientali fornite non sono state ottimali si possono riscontrare diverse patologie.

Lesioni da freddo

Se durante il letargo la temperatura corporea si abbassa troppo, e si avvicina o addirittura scende sotto lo zero, anche per brevi periodi, il cervello e gli occhi possono subire gravi lesioni.

La tartaruga che soffre di lesioni cerebrali può presentare movimenti in circolo, torcicollo, paralisi facciale, paresi o paralisi degli arti, cecità. A volte è associato ittero. Il trattamento è esclusivamente di sostegno e la prognosi è riservata.

Talvolta le lesioni, anche se apparentemente gravi, possono risolversi con il tempo (talvolta anche dopo 18 mesi). Nel caso di cecità è importante alimentare l’animale a mano, in attesa che riacquisti la vista.

Stomatite necrotica

La stomatite necrotica (infezione della bocca) è piuttosto comune al risveglio dal letargo, specialmente se lo stato di salute dell’animale prima del letargo e le condizioni ambientali durante il letargo non sono stati ottimali. Inoltre, al momento del risveglio i livelli di globuli bianchi nelle tartarughe sono molto bassi, rendendole suscettibili a problemi infettivi.
Il segno clinico più comune è rappresentato dall’anoressia. All’ispezione del cavo orale si osservano inizialmente delle placche biancastre rilevate su lingua e gengive, che se asportate rivelano la mucosa sottostante infiammata. Man mano che l’infezione procede si estende al palato, la faringe e la glottide, con placche biancastre o giallastre. Nei casi più gravi sono coinvolti l’esofago, la trachea e i polmoni; la mandibola può essere colpita da osteomielite (infezione dell’osso). Dalla bocca può uscire un essudato purulento, fetido.

Nei casi più lievi il trattamento consiste nell’asportare le placche necrotiche e nel disinfettare la bocca con un appropriato disinfettante un paio di volte al giorno, continuando per qualche giorno anche dopo la guarigione delle lesioni.
Nei casi più gravi si rende necessaria la visita del medico veterinario, che provvederà ad eseguire un esame per individuare il tipo di germi coinvolti e eseguirà una pulizia profonda delle lesioni, dopo aver sedato la tartaruga per evitarle dolore. Inoltre sarà necessario somministrare al paziente degli antibiotici.
Finché l’animale non sarà guarito sarà necessario somministrare cibo e liquidi tramite sonda gastrica

Rinite

Il segno clinico è rappresentato da uno scolo nasale bilaterale continuo, generalmente sieroso. Può esserci contemporaneamente uno scolo oculare. Nei casi più gravi la tartaruga respira a bocca aperta ed emette rumori respiratori. La condizione può essere molto contagiosa e le tartarughe ammalate vanno immediatamente isolate. Il veterinario provvederà a prescrivere un adeguato trattamento antibiotico. Nei casi dubbi la rinite va differenziata dalla polmonite con delle radiografie.

Rinite post-ibernazione: è evidente lo scolo nasale purulento

Rinite post-ibernazione: è evidente lo scolo nasale purulento

Lesioni causate da insetti o roditori

Nelle tartarughe lasciate andare in letargo all’aperto il rivestimento esterno di cheratina della corazza può essere soggetto all’attacco di insetti o altri invertebrati; più di rado le lesioni arrivano ad interessare l’osso sottostante. Le lesioni si osservano soprattutto sulla superficie ventrale del piastrone, che è a contatto con il suolo.
Il trattamento consiste semplicemente nella pulizia e disinfezione delle lesioni; il rivestimento di cheratina si riforma abbastanza velocemente. Nel caso di lesioni più profonde è necessaria una medicazione con una pomata antibiotica fino alla rigenerazione della cheratina.
L’attacco da parte di roditori può essere particolarmente grave, con la perdita di cute, sottocute, tessuto muscolare e osseo. In questo caso è indispensabile l’aiuto del veterinario.

Gravi lesioni causate da roditori, in seguito alle quali la tartaruga è morta

Gravi lesioni causate da roditori, in seguito alle quali la tartaruga è morta

Carenza di vitamina A

Il sintomo principale è rappresentato da una tumefazione delle palpebre, ma si verificano anche lesioni negli organi interni con potenziali danni a pancreas, reni, ureteri e vescica. L’ipovitaminosi A può predisporre alla rinite (infezione delle prime vie respiratorie).
La somministrazione di vitamina A deve essere eseguita preferibilmente per via orale, arricchendo inoltre la dieta con alimenti che contengono carotene e vitamina A. La somministrazione di vitamina A tramite iniezione può causare gravissimi danni da eccesso, e va riservata al veterinario.

Ittero

Talvolta le tartarughe al termine del letargo appaiono itteriche, ma l’ittero scompare rapidamente quando iniziano ad alimentarsi. Se l’ittero persiste può essere sintomo di un danno epatico, che va ulteriormente investigato.

Anoressia post-ibernazione

La maggior parte delle tartarughe sane inizia ad alimentarsi entro 1-2 giorni dal risveglio. Se l’anoressia persiste per oltre 3-4 settimane è necessario intervenire con un’appropriata terapia. La prognosi è tanto più sfavorevole quanto più l’intervento è ritardato. Dopo sette settimane di anoressia la prognosi è infausta. Ovviamente la prognosi è anche condizionata dal problema sottostante all’anoressia.

L’anoressia può essere causata da un problema medico sottostante, tra cui la stomatite necrotica o un’infezione respiratoria, lesioni da freddo a livello oculare o cerebrale, o le conseguenze di malattie o malnutrizione sofferte prima dell’ibernazione.

Un’altra causa è rappresentata da condizioni ambientali non ottimali durante il periodo di letargo, o in un letargo eccessivamente lungo, oppure in condizioni non favorevoli nel periodo del risveglio (bassa temperatura ad esempio). Occorre in questo caso che siano fornite luce, temperatura e umidità ottimali per stimolare l’appetito. La differenziazione tra le due cause viene effettuata dal veterinario in base alla visita clinica.

In entrambi i casi il trattamento deve mirare a correggere la disidratazione e a ristabilire la funzione renale. Si provvede anche a correggere le eventuali patologie concomitanti.

Si inizia la terapia somministrando dei liquidi per sonda gastrica, ma nei casi più gravi si può ricorrere alla somministrazione parenterale (tramite iniezione).
In seguito si inizia ad alimentare l’animale con cibo liquido tramite sonda gastrica, utilizzando omogeneizzati per neonati alla frutta o alla verdura, o il normale alimento in forma liquida. Successivamente se la risposta alla terapia è favorevole si può somministrare l’alimento con una siringa direttamente in bocca. In seguito si può provare a porre il cibo normale direttamente nella bocca. L’obiettivo è di arrivare prima possibile all’assunzione spontanea dell’alimento. Nel frattempo si deve fornire un ambiente ideale per quanto riguarda luce, temperatura (25 – 30°C di giorno e leggermente meno di notte) e umidità.
La guarigione può richiedere molto tempo.