Il geco leopardo – Eublepharis macularius

--Il geco leopardo – Eublepharis macularius
Il geco leopardo – Eublepharis macularius 2017-11-24T19:36:24+00:00

Eublepharis macularius 11Classificazione

Classe: Reptilia
Sottoclasse: Lepidosauria
Ordine: Squamata
Sottordine: Sauria
Infraordine: Gekkota
Famiglia: Gekkonidae
Sottofamiglia: Eublepharinae
Genere: Eublepharis (4 specie)
Specie: E. macularius

Il geco leopardo, Eublepharis macularius, è un sauro appartenente alla famiglia Gekkonidae ed in particolare alla sottofamiglia Eublepharinae, o gechi forniti di palpebre (secondo altre classificazioni questa sottofamiglia dovrebbe salire al rango di famiglia Eublepharidae). Questi animali sono considerati primitivi rispetto agli altri gechi (sottofamiglie Gekkoninae – veri gechi -, Diplodactylinae, Sphaerodactylinae), a differenza dei quali posseggono palpebre mobili e mancano di strutture adesive sotto le dita. Hanno invece unghie ben sviluppate che permettono loro di arrampicarsi sulle rocce.

Sono animali piuttosto robusti, notturni, insettivori generalmente considerati una buona scelta per erpetofili dilettanti.

Descrizione

Il loro areale d’origine include l’Afghanistan, l’India nordoccidentale ed il Pakistan. Vivono in habitat da aridi a semiaridi, rocciosi, desertici ad arbusti spinosi.

Come già detto, a differenza di molti altri gechi possiedono palpebre mobili. Mancano di lamelle adesive il che li rende incapaci di arrampicarsi su superfici lisce, sono invece provvisti d’unghie su ogni dito, utili al loro modo di vita terricolo ed eventualmente ad arrampicarsi sulle rocce.

Eublepharis macularius 3I gechi leopardo hanno una grossa coda, lunga leggermente meno della metà del corpo. All’interno della coda vi sono depositi adiposi che costituiscono una fonte metabolica d’acqua. Tali riserve adipose permettono ai gechi di resistere al digiuno in misura maggiore di molte specie di sauri. Sembra anche che tali riserve avvantaggino l’animale anche in situazioni stressanti e di malattia. Come per molti altri sauri la coda può andare incontro ad autotomia (distacco volontario) come meccanismo difensivo quando l’animale è attaccato o quando la coda è afferrata, tirata o traumatizzata. La coda ricresce ma sarà diversa da quella originale, in generale ha superficie più liscia, più a bulbo e con un pattern di macchie più confuso. Il processo rigenerativo richiede da due a sei settimane, variabile secondo l’entità della perdita, dell’età, della dieta e dello stato di salute del geco.

Il disegno della livrea varia significativamente con l’età. I giovani sono gialli con bande nere o marrone sul corpo e bande nere e bianche sulla coda. A mano a mano che il geco matura le bande lasciano posto ad un pattern a macchie. La livrea degli adulti è caratterizzata da un fondo giallo con spot marrone cioccolato. La cute della parte ventrale del corpo è bianca. La cute è coperta da piccoli tubercoli. Sono state selezionate diverse colorazioni dagli allevatori.

I piccoli gechi alla nascita sono lunghi circa 8 cm e pesano 2,5 – 3 g. Raggiungono la grandezza da adulti all’incirca a 9-18 mesi d’età (variabile secondo le condizioni d’allevamento). Possono pesare da 40 a 100 g e raggiungere una lunghezza totale di oltre 20 cm. I maschi adulti tendono ad essere più grandi delle femmine.

Contenimento

I gechi leopardo non devono mai essere afferrati o sollevati dalla coda, poiché può andare incontro ad autotomia. Il corpo dell’animale va sostenuto tutto dalla mano.

Mantenimento in cattività

Eublepharis macularius 8L’opportunità o meno di allevare questi gechi in piccoli gruppi o da soli è controversa. Secondo alcuni andrebbero preferibilmente allevati in terrari singoli. Non sembrano necessarie interazioni sociali, anzi la competizione per il cibo ed il territorio può essere stressante. Sicuramente giovani ed adulti vanno ospitati separatamente altrimenti vi è un elevato rischio di cannibalismo. Se si decide ti tenere assieme piccoli gruppi, questi devono essere composti di varie femmine ed un solo maschio (più maschi combatteranno per difendere il territorio e possono uccidersi). E’ inoltre importante fornire vari rifugi, almeno uno per individuo, come ricovero e per rifugiarsi in caso di conflitto.

La dimensione del terrario dovrà essere almeno 70 litri (es. 60 x 30 x 40 cm) per alloggiare da uno a tre gechi.

La temperatura ambientale dovrebbe garantire una variazione orizzontale da 21°C a 31°C di giorno ed una leggera diminuzione di notte. La variazione può essere ottenuta con un sistema riscaldante il substrato da porre esternamente sotto di una sezione del terrario. Se serve ulteriore calore si può aggiungere una fonte di calore radiante (lampada ad incandescenza in vetro opaco o vetro ceramica). La temperatura va monitorata attentamente con l’aiuto di termometri; se la temperatura del terrario supera i 32°C i gechi divengono stressati, iperattivi e di colore scuro, sopra i 38°C muoiono. Durante il giorno la luce può essere fornita da un neon a luce bianca. La luce troppo brillante è stressante per questi gechi e può deprimere l’assunzione del cibo, inoltre li inibisce ad essere attivi di giorno. Sembra che non sia necessaria luce ultravioletta o a spettro completo essendo una specie notturna. Il fotoperiodo dovrebbe essere di 12 ore giorno/notte.

Per quanto riguarda il substrato un vivario naturalistico richiederebbe sabbia di varia granulometria, va però ricordato che non esiste substrato corpuscolato sicuro dal punto di vista sanitario. Qualsiasi substrato che può essere ingerito può provocare costipazione intestinale potenzialmente fatale. Anche se meno validi dal punto di vista estetico è consigliabile dirottare la scelta verso substrati non corpuscolati come fogli di carta o tappetini in finta erba. Le feci dovrebbero essere regolarmente rimosse ed il substrato rinnovato quando necessario. Solitamente i gechi leopardo defecano in un solo punto del terrario, facilitando così le operazioni di pulizia. La disinfezione periodica del terrario può essere effettuata con ipoclorito di sodio ad uso domestico (ad esempio varechina) diluito 1:30 con acqua.

Dovranno essere forniti vari rifugi, almeno uno per soggetto ed in vari punti del gradiente termico. Possono essere fatti sovrapponendo rocce piatte sulla parete posteriore del terrario, lasciando dei varchi tra le stesse o usando cortecce, pezzi di legno o vasi per piante o vari contenitori capovolti. Sarà inoltre opportuno creare delle zone a microclima umido per facilitare la muta, per esempio mettendo all’interno di alcuni rifugi vermiculite o sfagno umido. Creare queste aree microclimatiche può essere utile soprattutto nei giovani che mutano anche ogni due settimane, a differenza degli adulti che mutano ogni 3 – 4 mesi. Attenzione in ogni caso a non aumentare eccessivamente l’umidità generale del terrario, perché può portare problemi respiratori ed infezioni cutanee.

Alimentazione

Eublepharis macularius 4In natura mangiano un’ampia varietà d’artropodi, compresi aracnidi pericolosi come gli scorpioni e piccoli sauri comprese specie di gechi più piccole. In cattività possono essere alimentati con tarme della farina (Tenebrio molitor), kaimani (larve di Zoophobas morio), camole del miele (larve di Galleria mellonella), grilli e vari altri artropodi commerciali e di cattura (consci però dei pericoli da inquinamento, pesticidi ed insetti tossici come alcune specie di lucciole). Il rapporto Ca:P (calcio:fosforo) nell’alimento ideale per prevenire osteodistrofie nutrizionali sembra essere di 1,25:1. Le prede invertebrate sono piuttosto carenti di calcio mancando di uno scheletro calcificato (l’esoscheletro chitinoso non contiene calcio) ed hanno un rapporto Ca:P che va approssimativamente da 0,06:1 a 0,13:1.

Alcuni studi hanno dimostrato che nutrendo grilli con una dieta contenente almeno 8% di calcio per almeno 48 ore prima di essere usati come cibo, li rende un cibo con un rapporto Ca:P di 1:1 o superiore. I grilli nutriti in questo modo si sono dimostrati con un contenuto di Ca tre volte superiore a grilli spolverizzati con Ca ma non alimentati adeguatamente.

Gechi leopardo alimentati con grilli caricati per più di 48 ore con diete contenenti almeno 8% di calcio avevano significativamente peso maggiore e più ceneri e calcio rispetto a quelli alimentati con grilli nutriti con diete contenenti meno del 2% di calcio.

Esami radiografici ed istologia hanno evidenziato una migliore integrità ossea nei gechi alimentati con alimenti “caricati”. Nessuna differenza rilevante nel contenuto in ceneri ossee è stata attribuita al contenuto dietetico di Vitamina D3.

Eublepharis macularius 12Fatte queste considerazioni, i gechi adulti dovrebbero essere nutriti con prede caricate almeno due volte a settimana. Ogni specie d’invertebrato da pasto ha probabilmente il proprio fabbisogno dietetico di calcio. Una dieta per grilli fatta in casa può essere costituita dall’80% di mangime per polli nutrizionalmente bilanciato o altra miscela alimentare secca più il 20% di calcio carbonato in polvere. Generalmente ai grilli sono messe a disposizione fette d’arancia o mela o altri cibi “umidi” quali fonti idriche; quando sono “caricati” è preferibile che l’acqua sia messa a disposizione mediante spugne imbevute in contenitori, per evitare che preferiscano la frutta al cibo addizionato di Ca. L’insetto da pasto dovrebbe lo stesso anche essere spolverizzato immediatamente prima della somministrazione al geco. Il rapporto Ca:P dei grilli spolverizzati si è visto diminuire in rapporto al tempo intercorso tra la spolverizzazione e il consumo, a causa dei movimenti e delle operazioni di pulizia effettuate dal grillo.

Si raccomanda inoltre la spolverizzazione una volta la settimana con un multivitaminico La supplementazione con Vit D3 può essere importante, tenendo però conto del pericolo di mineralizzazione tissutale legato alle sovrasupplementazioni.

Occasionalmente (1-2 volte il mese) possono essere somministrati anche dei topini neonati, anche se non è una pratica essenziale.

I giovani e le femmine gravide dovrebbero essere nutrite con prede di dimensioni adeguate ed opportunamente “caricate” almeno a giorni alterni e le prede dovrebbero essere spolverizzate con calcio ad ogni pasto. Gli adulti non in riproduzione possono essere nutriti 2-3 volte a settimana. La dimensione della preda non dovrebbe essere maggiore della lunghezza e della larghezza della testa del geco. La quantità di cibo dovrebbe essere quella che un geco mangia entro 15 minuti.

Il cibo dovrebbe essere messo a disposizione in basse ciotole, questo fa sì che le larve non possano infossarsi nel substrato, che sia ridotta la dispersione di grilli nel terrario, ma soprattutto che si riduca il rischio d’ingestione accidentale di substrato.

Giornalmente dovrebbe essere messo a disposizione un basso contenitore con acqua pulita. Il contenitore deve essere sufficientemente basso per permettere ai neonati ed ai giovani di raggiungere l’acqua. I contenitori per il cibo e per l’acqua dovrebbero essere lavati e disinfettati almeno una volta a settimana e tutte le volte che si sporcano. Le femmine in riproduzione che vedono aumentato il loro fabbisogno di calcio, spesso prendono direttamente il calcio in polvere messo a disposizione su di una ciotola.

Un’abitudine tipica dei gechi leopardo è il mangiare la propria exuvia (la pelle vecchia, dopo la muta).

Riproduzione

Eublepharis macularius 5I gechi leopardo sono sessualmente dimorfici (vi è cioè una differenza evidente tra i due sessi) e possono essere sessati già da un mese d’età se si usa una lente per osservare la presenza o meno dei pori preanali; a quattro mesi tale procedura da risultati più sicuri.

I maschi hanno generalmente un corpo più pesante e grande con collo e testa più grandi. Alla base della coda è evidente l’ingrossamento causato dalla presenza degli emipeni (gli organi copulatori maschili). Anteriormente alla cloaca vi è una fila a forma di V di pori preanali. Nei maschi l’apertura della cloaca è circa 20-30% più larga che nelle femmine. Le femmine tendono ad essere più piccole con pori preanali meno evidenti e base della coda più sottile. Le femmine può raggiungere la maturità sessuale e produrre uova fertili quando raggiungono i 40-50 g di peso, il che avviene tra i 9 ed i 18 mesi d’età. Sono in grado di produrre uova fertili quando raggiungono i 40-50 g di peso. Per i maschi, il sopraggiungere della maturità sessuale sembra essere sia funzione della dimensione sia dell’età, ed avviene a circa 18 mesi e 40-50 g.

Anche se riproduzioni favorevoli possono avvenire più precocemente, è preferibile che gli animali siano più grandi (almeno 60 g) ed in condizioni ottimali per garantire un maggior successo riproduttivo. Per garantire una sufficiente assunzione di calcio necessario per produrre le uova, l’alimentazione delle femmine deve prestare particolare attenzione a questo minerale, inoltre va messo a disposizione del calcio carbonato in polvere in una ciotola.

La stagione riproduttiva va da gennaio a settembre-ottobre e sono sufficienti 1-2 accoppiamenti efficaci per produrre uova fertili durante tutta la stagione riproduttiva. Probabilmente la femmina può mantenere attivi gli spermatozoi all’interno dell’ovidotto per più di un anno (amphigonia ritardata). I gechi leopardo sono tra le specie più facili da riprodurre in cattività e generalmente si accoppiano senza tanti accorgimenti.

Alcuni allevatori li espongono a periodi di 4-8 settimane di diminuzione del fotoperiodo e della temperatura prima dell’accoppiamento.

Durante questo periodo il fotoperiodo sarà minore di 12 ore, la temperatura diurna 22-24°C, la temperatura notturna 18°C.

Il periodo freddo va mantenuto solamente se l’animale è in ottime condizioni e sia stato sottoposto a digiuno per qualche settimana. Sono stati fatti esperimenti che hanno mostrato una stessa produzione d’uova negli animali precondizionati (con il periodo freddo) ed in quelli non sottoposti a precondizionamento. L’unica differenza è stata che tutti gli animali si sono dimostrati pronti ad accoppiarsi non appena la temperatura è stata riportata alla normalità. Gli animali non precondizionati erano meno sincronizzati e cominciavano a riprodursi entro un periodo di 5 settimane.

Eublepharis macularius 10Ci sono 2 metodi di riproduzione comunemente usati:

  • Un maschio con 3-6 femmine
  • Un maschio con una femmina

Nel primo caso un maschio è lasciato nello stesso terrario con 3-6 femmine. Con questo metodo non è facile il monitoraggio degli accoppiamenti e determinare l’efficienza riproduttiva dei singoli animali. Bisogna inoltre prestare particolare attenzione a segnali che indichino lotte e dominanza ed allontanare le femmine sottomesse.

Nel secondo caso una femmina è introdotta nella gabbia del maschio per riprodursi. Questo permette di distinguere le potenzialità riproduttive dei singoli animali e permette alla femmina di stare in una condizione migliore dove non è così stressata dalla continua presenza di un maschio attratto dagli ormoni. La deposizione delle uova avviene da 15 giorni ad un mese dall’accoppiamento.

In media una femmina produce da 4 a 5 covate di due uova per stagione con un mese d’intervallo tra le covate. Una femmina sana, ben nutrita, può deporre da 10 a 14 covate l’anno, con un intervallo tra le covate di 17-20 giorni.

La produzione d’uova decresce a mano a mano che i gechi invecchiano e la fertilità diminuisce. Una femmina gravida presenterà un celoma (che corrisponde all’addome) aumentato di volume e due masse biancastre possono essere visualizzate attraverso la parete celomatica ventrale.

Va tenuto presente che i gechi leopardo posseggono sacchi adiposi bilaterali che spesso possono essere confusi con uova. Un esame radiografico aiuta a differenziare le due densità.

A differenza di quanto si verifica nei veri gechi, il guscio delle uova appena deposte è morbido ed appiccicaticcio. Il guscio delle uova non fertili rimane sottile e soffice, mentre quelle fertili si solidifica in un guscio calcareo solido.

Una volta deposte è importante non cambiare posizione alle uova (soprattutto non ruotarle) quando sono trasferite nell’incubatrice e durante l’incubazione. Sono fatte incubare su un substrato di vermiculite mescolata ad acqua in rapporto 1:1 in peso.

Le uova schiuderanno in 6-12 settimane (1,5 – 3 mesi).

A 27-29°C si ottengono praticamente solo femmine.
A 29,5°C 50% M 50% F
A 32-33°C si ottengono praticamente solo maschi.

I neonati possono vivere delle riserve del sacco vitellino e generalmente non necessitano di essere nutriti fino alla prima muta, che avviene all’incirca una settimana dopo la nascita. Grilli di 1,3-1,9 cm e larve di T. molitor standard possono rappresentare una buona misura per i neonati. I grilli e le larve “caricate” di calcio dovrebbero essere offerte ogni 1-2 giorni e spolverizzate con calcio carbonato ad ogni pasto. Un supplemento mineral-vitaminico completo dovrebbe essere somministrato non più di una volta a settimana.

I giovani di solito sono alloggiati separatamente in contenitori di plastica con un rifugio ed una bassa ciotola d’acqua, a temperatura costante di 28°C.

Quelli tenuti assieme manifestano competizione per il cibo, lotte frequenti e cannibalismo se non nutriti abbastanza frequentemente o se non sono provvisto di rifugi. Sono piuttosto frequenti le amputazioni delle dita e dell’estremità della coda.

Problemi medici comuni

Come con la maggior parte delle specie di rettili ed anfibi, i problemi sanitari nei gechi leopardo sono frequentemente associati a gestione alimentare ed ambientale scorretta.

Malattia ossea metabolica (MOM)

Può essere evidenziata da accorciamento e rammollimento delle mandibole ed a volte delle mascelle elastiche. Occasionalmente può essere presente osteodistrofia fibrosa delle ossa degli arti, che si manifesta con un gonfiore soprattutto a livello femorale. Altri segni possono essere difficoltà di movimento e di mantenere il corpo sollevato da terra oltre a vari segni di malessere generale. E’ causata principalmente da una carenza di calcio e/o vitamina D3 nella dieta o da una dieta sbilanciata per quanto riguarda il rapporto Ca:P (calcio:fosforo).

Impaccamento gastrico ed intestinale

Può anche accompagnarsi a prolasso rettale. Sabbia, gusci d’ostrica sminuzzati, ghiaia di piccola granulometria, ed altri substrati che possono essere facilmente ingeriti possono causare questo problema. I gechi giovani e le femmine in riproduzione spesso ingeriscono volontariamente il substrato per ottenere una quota extra di calcio, se l’alimento non è ben supplementato o non ne è messo a disposizione in una ciotola. Se il materiale viene ingerito in grandi quantità provoca gravi costipazioni a volte con esito letale. Anche substrati a base di carbonato di calcio venduti come digeribili, ingeriti in grandi quantità hanno causato impaccamenti letali. In linea di massima si consiglia di tenere i giovani fino ai 12 cm su substrato non corpuscolato (es. fogli di carta). Un’altra indispensabile accortezza è mettere a disposizione il cibo in ciotole, in modo da limitare l’assunzione di substrato con la preda. La palpazione addominale, esami radiografici e la sintomatologia clinica possono aiutare a determinare la scelta di un approccio medico (es. clisteri con olio minerale) o chirurgico. Non sono infrequenti casi d’impaccamento da ingestione in quantità eccessiva d’insetti con esoscheletro particolarmente chitinoso.

Disecdisi (problemi di muta)

Problemi di muta possono verificarsi se non viene fornito un “rifugio umido”. La disecdisi delle estremità distali è comune e può portare a necrosi ischemica o infezione delle dita o di parti di esse e della porzione distale della coda, poiché la muta ritenuta forma degli anelli che costringono il tessuto sottostante dando problemi di circolazione sanguigna. Prima di tentare di rimuovere la cute ritenuta è necessario che venga inumidita avvolgendo l’animale con della carta umida, dopodiché si può tentare di riaverla delicatamente con un bastoncino cotonato.

Ritenzione della pelle sulla punta della dita

Ritenzione della pelle sulla punta della dita

Ferite

Quando vengono mantenuti in comunità possono ferirsi. In questi casi secondo la gravità del trauma potrà essere sufficiente un’accurata pulizia, l’applicazione di pomate antibiotiche, l’utilizzo d’antibiotici via generale o la medicazione chirurgica ed eventualmente la sutura delle ferite.

Distocia o impossibilità a deporre le uova

A volte la femmina gravida non riesce a deporre le uova. Le cause possono essere diverse, ma una delle più frequenti è la carenza di calcio. Questo problema non risponde bene al trattamento medico. Solitamente è un problema che richiede la chirurgia con salpingotomia (rimozione delle uova incidendo l’utero) od ovariosalpingectomia (asportazione di utero ed ovaie).

Parassiti

Possono albergare ectoparassiti (parassiti esterni) ed endoparassiti (parassiti interni).Gli endoparassiti vanno valutati mediante lavaggio del colon ed esame delle feci, sia a fresco sia per flottazione. Si consiglia di effettuare l’esame delle feci una volta l’anno.

Tra gli endoparassiti si possono trovare sia i cosiddetti vermi intestinali sia i coccidi. Questi ultimi sono dei protozoi (parassiti microscopici) che danneggiano la mucosa intestinale provocando sintomatologia gastroenterica. Sono molto contagiosi e resistenti nell’ambiente, richiedono terapie specifiche potenzialmente pericolose per l’animale se non effettuate sotto controllo veterinario e accompagnate da adeguata idratazione. I gechi colpiti vanno posti in quarantena stretta ed i terrari lavati e disinfettati accuratamente e tutto il materiale contenuto distrutto.

Criptosporidiosi

Malattia protozoaria piuttosto contagiosa che può portare a perdita d’intere colonie.

Gastroenterite / diarrea

Può presentarsi con anoressia, perdita di peso, rigurgito, diarrea anche con sangue. Può essere causata da infezioni parassitarie o batteriche.

Perdita della coda o parti di essa

Causata da ferite o problemi di muta.

  Necrosi della punta della coda

Stomatite

Per stomatite si intende l’infiammazione delle strutture all’interno della cavità orale. Può essere iniziata da ferite ed abrasioni, ma in realtà è condizionata da fattori predisponesti (errori gestionali ed alimentari) che determinano una diminuzione delle difese dell’organismo.

Infezioni respiratorie

Sono spesso causate dal mantenimento di questi animali a basse temperature. Quando si aggravano ed interessano i polmoni (polmoniti) possono risultare mortali se non curate. La prima misura da adottare al primo sopraggiungere dei sintomi è correggere la temperatura. Il veterinario prescriverà poi una terapia antibiotica appropriata.

Prolasso rettale o degli emipeni

S’intende la fuoriuscita della mucosa del retto e degli emipeni. Le cause possono essere diverse. Come primo soccorso è importante tenere inumidita la parte prolassata nell’attesa della visita veterinaria, che sarà indirizzata a risolvere il prolasso, ma soprattutto ad identificarne la causa.

Prolasso degli emipeni

Nella settimana successiva l’acquisto è consigliabile sottoporre l’animale ad una visita veterinaria. I controlli medici andrebbero effettuati una volta l’anno. Le visite e gli eventuali esami collaterali effettuati serviranno a rilevare la presenza di parassiti, interni ed esterni, per valutare lo stato di salute generale e per definire la gestione ambientale ed alimentare. Per evitare che certi processi patologici si aggravino fino ad un punto di difficile risoluzione, il proprietario deve prestare attenzione a qualsiasi situazione che esuli dalla norma e non ritardare il consulto veterinario. Gli animali di recente acquisto devono essere sottoposti ad un periodo di quarantena di almeno un mese, prima di poter essere messi in contatto con gli animali già in possesso, per ridurre il rischio di trasmissione di patologie contagiose.

Situazioni che possono richiedere l’intervento di un veterinario sono:

  • Anoressia, mancata produzione di feci accompagnate da abbattimento o per periodi prolungati (alcuni gechi possono sottostare ad un digiuno volontario per delle settimane, è importante però che l’animale sia vigile, attivo e con la coda ben piena)
  • Eublepharis macularius 6Difficoltà di muta
  • Salivazione eccessiva
  • Deformazione della mandibola
  • Deformazione degli arti
  • Respirazione a bocca aperta o difficoltosa
  • Impossibilità ad usare gli arti
  • Aumento di volume dell’addome
  • Gonfiore agli arti
  • Presenza di tessuto rosa che protrude dalla cloaca
  • Diarrea
  • Difficoltà a defecare e/o urinare
  • Dita più piccole o decolorate
  • Depressione o inattività
  • Inscurimento della livrea
  • Assottigliamento della coda
  • Scolo dal naso, dalla bocca o dagli occhi
  • Mancato inizio di ricrescita della coda entro una settimana o essudazione dal moncone