Anatomia e fisiologia

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Anatomia e fisiologia 2017-11-24T19:36:22+00:00

Introduzione

I Sauri sono i rettili numericamente più abbondanti (comprendono circa metà di tutte le specie di rettili attuali) e sono diffusi in quasi tutto il pianeta. Occupano habitat estremamente diversificati, dai deserti alle foreste pluviali; la maggior parte si trova nelle regioni tropicali e subtropicali. Ci sono specie sotterranee scavatrici, altre strettamente arboree. Alcune cacciano nell’acqua o addirittura nel mare. Per la maggior parte sono predatori; le specie vegetariane sono una minoranza. La maggior parte dei sauri sono diurni, ma nelle regioni calde si trovano specie notturne e crepuscolari.

Esistono due specie di sauri velenosi, della famiglia Helodermatidae: Heloderma suspectum (mostro di Gila) e Helodermahorridum (eloderma orrido). Possiedono delle ghiandole velenifere nel margine posteriore della mascella; il loro veleno causa la paralisi dei centri respiratori, e può essere letale.

Heloderma suspectum è un sauro dotato di ghiandole del veleno.

Heloderma suspectum è un sauro dotato di ghiandole del veleno.

I primi  fossili di sauri risalgono al Triassico, 180 milioni di anni fa. I sauri attuali sono molto simili a quelli fossili.
I sauri raggiungono raramente i 10 anni di età, sebbene alcuni possano vivere molto più a lungo. Alcune specie in natura hanno una vita media di soli 10 mesi.

l più piccolo sauro è lo Sphaerodactylus ariasae, un geco che misura al massimo 18 mm (coda esclusa) e il più grande è il varano di Komodo, Varanus komodoensis, che arriva a 3 m.

Sphaerodactylus ariasae, il sauro più piccolo

Sphaerodactylus ariasae, il sauro più piccolo

Varanus komodoensis, il sauro più grande

Varanus komodoensis, il sauro più grande

Classificazione

I Sauri (Lacertilia o Sauria) rappresentano un sottordine (l’altro è quello dei Serpenti – Serpentes o Ophidia) dell’ordine Squamata (“rettili con le scaglie”), a sua volta appartenente alla classe dei Rettili (Reptilia). Nelle classificazioni più recenti il termine Sauria è utilizzato per raggruppare rettili e uccelli e gli Squamata sono suddivisi in modo diverso:

  • Sottordine Iguania – (agamdi, camaleonti, iguanidi)
  • Sottordine Scleroglossa
    o Infraordine Anguimorpha – (varani, elodermi)
    o Infraordine Amphisbaenia – (anfisbene)
    o Infraordine Gekkota – (gechi)
    o Infraordine Scincomorpha – (scinchi, tegu, lucertole)
    o Infraordine Serpentes – (serpenti)

Struttura generale

Nel corpo dei sauri distinguiamo la testa più o meno nettamente separata dal collo, il tronco, i quattro arti (fanno eccezione alcuni sauri fossori, che vivono cioè sottoterra, privi di arti) e la coda. Ogni arto possiede cinque dita dotate di unghie. Sono in genere presenti palpebre mobili (ma in alcune specie è presente l’occhiale come nei serpenti) ed è presente l’orecchio esterno (privo di padiglione auricolare) o quantomeno una membrana timpanica.

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Cute

La cute dei saurii è organizzata in scaglie, piastre o placche in relazione alla regione corporea. E’ molto cheratinizzata e quasi completamente priva di ghiandole; in alcuni sauri sono presenti strutture ghiandolari: i pori femorali e i pori precloacali, più sviluppati nei maschi, con funzione di produzione di feromoni.

Cute della superficie ventrale di geco toka

Cute della superficie ventrale di geco tokai, strutturata in scaglie

Placche della testa di una lucertola comune

Placche della testa di una lucertola comune

Pori femorali di pogona

Pori femorali di pogona

La cute, come nei mammiferi, si divide in epidermide, più esterna, e derma, interno. L’epidermide comprende tre strati; alla base si trova lo strato germinativo, la cui replicazione porta alla formazione degli strati sovrastanti. Lo strato intermedio è ricco di lipidi, che rappresentano una barriera contro la disidratazione; lo strato più esterno è lo strato corneo, cheratinizzato.

La cute dei rettili non fornisce isolamento termico. La sua permeabilità è molto variabile secondo la specie: meno impermeabile nelle specie deserticole, più permeabile in quelle acquatiche. La permeabilità cutanea aumenta in caso di contatto prolungato con l’acqua.

In certi sauri il derma presenta delle placche ossificate, dette osteodermi, che rafforzano la pelle rendendola più robusta, e che sul dorso della testa possono fondersi con le ossa del cranio.

Heloderma horridum. Nei sauri del genere Heloderma la cute è rafforzata dalla presenza di placche ossee (osteodermi)

Heloderma horridum. Nei sauri del genere Heloderma la cute è rafforzata dalla presenza di placche ossee (osteodermi)

Cranio di Heloderma horridum. Sulla parte superiore del cranio sono evidenti gli osteodermi fusi con le ossa

Cranio di Heloderma horridum. Sulla parte superiore del cranio sono evidenti gli osteodermi fusi con le ossa

Alcuni sauri, in particolare i camaleonti, presentano nel derma delle cellule pigmentate (cromatofori). Il pigmento di tali cellule può essere concentrato o disperso da segnali ormonali o nervosi, permettendo un cambiamento del colore. Tale capacità ha in parte la funzione di mimetizzare il rettile con l’ambiente che lo circonda, ma serve anche come mezzo di comunicazione tra i conspecifici. Inoltre ha un significato clinico: in alcuni sauri ammalati sono in genere grigi o brunastri. L’intensità della colorazione ha anche un importante ruolo nella termoregolazione e varia quindi con la temperatura ambientale. In molte specie, infatti, la cute diventa più chiara per favorire l’assorbimento delle radiazioni luminose, e più scura per ostacolarla.

Nei sauri si verifica periodicamente la caratteristica muta (ecdisi) mediante la quale lo strato esterno della pelle viene completamente perduto e rimpiazzato da un nuovo strato di pelle. La muta nei sauri in genere avviene con il distacco di grossi pezzi di pelle, che possono essere ingeriti (cheratofagia). Anche l’occhiale è coinvolto nel processo della muta nei sauri che lo possiedono.

Muta in un geco

Muta in un geco

Iguana in muta. La vecchia pelle si sta staccando dalla coda

Iguana in muta. La vecchia pelle si sta staccando dalla coda

Il sottocute è scarsissimo e così pure il grasso sottocutaneo; i rettili accumulano tessuto grasso principalmente all’interno della cavità corporea.

Organi di senso

Occhio parietale

In alcuni sauri, in particolare l’iguana verde (Iguana iguana) sulla sommità del cranio è presente una struttura detta occhio parietale, che si presenta come una piccola placca trasparente in posizione centrale. Al di sotto di questa è presente un occhio rudimentale connesso con il cervello. Rappresenta un recettore per la luce e ha probabilmente un ruolo nella rilevazione del fotoperiodo e nella termoregolazione; la funzionalità dell’occhio parietale in molte specie è inoltre connessa per via neuroendocrina con la tiroide. Ciò è particolarmente importante poiché ustioni od altre lesioni che, in fase di crescita coinvolgano l’occhio parietale, possono interferire con la funzionalità della tiroide stessa (causando disturbi della muta, alterazioni dell’accrescimento, ipotiroidismo, disturbi riproduttivi, ecc.).

Occhio parietale di iguana

Occhio parietale di iguana

Parte superiore di cranio di iguana. Il foro al centro corrisponde all'occhio parietale

Parte superiore di cranio di iguana. Il foro al centro corrisponde all’occhio parietale

Occhi

Le orbite sono grandi; l’occhio è circondato da un anello di ossicini, detti sclerali, su cui si inseriscono i muscoli ciliari, responsabili della capacità di mettere a fuoco gli oggetti. La pupilla è rotonda nelle specie diurne e a forma di fessura in quelle notturne. E’ presente il sistema naso-lacrimale. Nei sauri è presente anche la terza palpebra. Le palpebre sono ben sviluppate nella maggior parte dei sauri e quella inferiore è più sviluppata e mobile di quella superiore. Nei camaleonti sono molto modificate, fuse a forma di cono, con una stretta apertura ad anello intorno alla cornea.

L'iguana, come la maggior parte dei sauri, possiede palpebre mobili

L’iguana, come la maggior parte dei sauri, possiede palpebre mobili

Nei camaleonti le palpebre sono unite e lasciano solo una piccola apertura circolare

Nei camaleonti le palpebre sono unite e lasciano solo una piccola apertura circolare

In alcuni sauri le palpebre sono fuse sopra la cornea a formare un occhiale trasparente. L’occhiale, al contrario della cornea, è irrorato da contiene numerosi piccoli vasi, molto piccoli.

In molte specie di gechi è presente l'occhiale, come nei serpenti, formato dalla fusione delle palpebre, che sono diventate trasparenti

In molte specie di gechi è presente l’occhiale, come nei serpenti, formato dalla fusione delle palpebre, che sono diventate trasparenti

I rettili sono in grado di vedere nello spettro UVA (320-400 nm); la presenza di una luce UVA in cattività (oltre a quella UVB) è importante per il benessere dei rettili diurni soprattutto per stimolare l’alimentazione e la riproduzione.

Orecchio

L’orecchio esterno è molto ridotto in quasi tutte le specie di sauri, ed in genere è presente solo la membrana timpanica, o al massimo un breve condotto uditivo. La membrana timpanica è assente in alcuni sauri fossori (a vita sotterranea) e nei camaleonti. In questo caso la staffa si collega all’osso quadrato (un piccolo segmento osseo che connette la mandibola al cranio), che probabilmente ha la funzione di trasmettere le vibrazioni del suolo.

L’orecchio ha una funzione sia uditiva sia vestibolare (cioè del senso dell’equilibrio), come nei mammiferi. L’orecchio medio nei sauri è collegato alla faringe tramite la tuba di Eustachio.

Condotto uditivo di geco leopardino

Condotto uditivo di geco leopardino

Timpano di iguana

Timpano di iguana

Orecchio di pogona. Il condotto uditivo è molto breve e si osserva chiaramente la membrana timpanica

Orecchio di pogona. Il condotto uditivo è molto breve e si osserva chiaramente la membrana timpanica

Organo di Jacobson

L’organo di Jacobson, detto anche organo vomeronasale, è un organo chemiorecettore (deputato a recepire segnali chimici, in particolare feromoni)  posto sulla volta della cavità orale a cui è collegato tramite due piccoli dotti appaiati.

Mentre esplorano i dintorni, i sauri slinguettano rapidamente per “assaggiare” l’ambiente. Questo permette alla lingua di raccogliere le molecole di sostanze odorose e di depositarle sui dotti dell’organo di Jacobson. Da qui gli stimoli giungono direttamente ai bulbi olfattori del cervello. La lingua funge quindi soprattutto da organo dell’olfatto.

Cavità orale

Subito dietro la lingua si trova la glottide (l’ingresso delle vie aeree), in posizione relativamente anteriore. La glottide resta normalmente chiusa e si apre al passaggio dell’aria, durante i movimenti respiratori.

I sauri possono avere diversi tipi di dentatura. La maggior parte delle specie possiede denti pleurodonti, che sono cioè fissati con la base e con un lato ad una sporgenza della superficie interna dell’osso che li sostiene. Questi denti periodicamente vengono persi e sostituiti da nuovi denti. In altre specie (camaleonti e agamidi) sono acrodonti, cioè fissati al margine delle ossa mascellari e mandibolari, ma non inseriti in alveoli. Non vengono sostituiti se vengono perduti. I sauri acrodonti hanno i denti anteriori di tipo pleurodonte, con l’eccezione dei camaleonti.

Rappresentazione schematica della struttura dei denti acrodonti e pleurodonti

Rappresentazione schematica della struttura dei denti acrodonti e pleurodonti

Dentatura di iguana, di tipo pleurodonte. L'iguana rinnova completamente la dentatura 5 volte all'anno, il che significa circa 500 denti in media

Dentatura di iguana, di tipo pleurodonte. L’iguana rinnova completamente la dentatura 5 volte all’anno, il che significa circa 500 denti in media

Preparato anatomico del cranio di una iguana: particolare dei denti

Preparato anatomico del cranio di una iguana: particolare dei denti

Cranio di varano, con una dentatura di tipo pleurodonte

Cranio di varano, con una dentatura di tipo pleurodonte

Cranio di camaleonte. I camaleonti hanno una dentatura di tipo acrodonte, che non si rinnova

Cranio di camaleonte. I camaleonti hanno una dentatura di tipo acrodonte, che non si rinnova

Nei sauri non è presente il diaframma pertanto in questi rettili non si parla di cavità toracica e addominale, ma di un’unica cavità detta celomatica.

Rappresentazione schematica degli organi interni di un tipico sauro

Rappresentazione schematica degli organi interni di un tipico sauro

Rappresentazione schematica degli organi interni di un camaleonte, che ha il corpo compresso lateralmente

Rappresentazione schematica degli organi interni di un camaleonte, che ha il corpo compresso lateralmente

Apparato respiratorio

Nella volta della cavità orale si osservano due fessure longitudinali, le coane, che comunicano con le narici. La glottide (l’ingresso alla trachea) si trova in posizione piuttosto anteriore e facile da visualizzare; a riposo è chiusa e si apre solo durante l’inspirazione e la respirazione, che sono intervallate da una pausa.

Volta della cavità orale (pogona). Si osservano le due fessure che mettono in comunicazione le narici con la cavità orale.

Volta della cavità orale (pogona). Si osservano le due fessure, le coane che mettono in comunicazione le narici con la cavità orale.

La trachea si divide in due bronchi che entrano nei polmoni senza dividersi in bronchioli. I polmoni nei sauri sono pari; nelle specie più primitive sono strutture semplici, sacciformi; in quelle più evolute hanno alveoli spongiformi (detti faveoli). In molte specie di sauri la parte posteriore dei polmoni si trasforma in sacchi aerei (avascolari), analoghi ai sacchi aerei degli uccelli.

La frequenza respiratoria è mediamente di 10-20 atti al minuto, ma varia con la taglia, l’attività fisica e la temperatura ambientale. L’aumento della temperatura fa aumentare la richiesta di ossigeno e quindi la frequenza respiratoria.

Apparato digerente

Lo stomaco è simile a quello dei mammiferi e produce una varietà di enzimi, acido cloridrico e pepsina. L’intestino si differenzia in tenue e colon, e varia in lunghezza secondo la dieta. Nei sauri erbivori il colon è particolarmente sviluppato e sede di fermentazione batterica e protozoaria.

Anche il pancreas e il fegato producono una varietà di enzimi e di sali biliari, similmente a quanto avviene nei mammiferi. Il fegato è voluminoso; è solitamente presente la cistifellea, adiacente al lobo epatico destro, e connessa al duodeno da un dotto.

Il principale pigmento prodotto dal fegato è la biliverdina, anzichè la bilirubina come nei mammiferi.

Nella parte finale dell’apparto digerente si trova la cloaca. Consiste di tre compartimenti successivi: il coprodeo che raccoglie le feci, l’urodeo che riceve i dotti del tratto urogenitale e il proctodeo che funge da camera comune di raccolta prima dell’evacuazione. La cloaca si apre all’esterno con una fessura longitudinale.

I sauri possono essere carnivori, insettivori, vegetariani od onnivori. In alcuni casi i giovani iniziano a cibarsi di insetti e da adulti diventano vegetariani.

Perché la digestione possa aver luogo il rettile deve trovarsi ad una temperatura ambientale adeguata, in caso contrario possono verificarsi fenomeni putrefattivi.

Apparato urinario

L’apparato urinario dei sauri (come virtualmente in tutti i vertebrati) è composto da un paio di reni, dagli ureteri e dalla vescica urinaria. L’acido urico è il principale prodotto del catabolismo azotato nelle specie terrestri e permette di conservare acqua. Nelle specie acquatiche vengono prodotti principalmente ammoniaca e urea.

La vescica è presente nella maggior parte dei sauri. E’ connessa alla cloaca da una breve uretra; l’urina passa dagli ureteri nella cloaca e da qui rifluisce in vescica, che è in grado di riassorbire l’acqua.

Apparato riproduttivo

I sauri presentano tutti sessi distinti (non vi sono specie ermafrodite) e fecondazione interna. I testicoli sono pari e posti anteriormente ai reni. I sauri possiedono due organi per l’accoppiamento, detti emipeni. Sono situati alla base della coda, subito dietro all’apertura cloacale. Durante l’accoppiamento viene utilizzato un solo emipene per volta, che viene estroflesso per essere introdotto nella cloaca della femmina e veicolare lo sperma. Gli emipeni hanno un’esclusiva funzione riproduttiva e non contengono l’uretra.

La femmina possiede ovaie e ovidotti pari. L’ovidotto è diviso in 4 regioni: infundibolo, magnum (che produce l’albume), utero (che secerne le membrane) e vagina.

La maggior parte delle specie di sauri sono ovipare, ma alcune (alcuni scinchi e camaleonti e la lucertola europea) sono vivipare, vale a dire che i feti si sviluppano all’interno del corpo della madre. Il varano di komodo è in grado di riprodursi per partenogenesi, vale a dire senza fecondazione da parte del maschio.

In alcune specie di sauri (es. agamidi e gechi) la determinazione del sesso non avviene su base genetica, grazie ai cromosomi sessuali, ma secondariamente a fattori ambientali, in particolare alla temperatura di incubazione: le temperature basse producono femmine, quelle alte maschi. Questo tipo di determinazione del sesso viene detta ambientale o epigenetica.

Apparato cardiocircolatorio e linfatico

I rettili hanno un cuore composto da tre camere (due atri e un solo ventricolo); il ventricolo è diviso in tre sottocamere, i cavi polmonare, venoso e arterioso. Pur mancando una divisione anatomica, nelle tre sottocamere il sangue venoso e quello arterioso non si mescolano, grazie alla presenza di valvole e per la modalità di contrazione ventricolare.

Il sistema linfatico è ben sviluppato. I linfonodi sono assenti ma è presente un’estesa rete linfatica plessiforme. Alla base del collo un seno sacciforme precordiale immette la linfa nel sistema venoso. Fanno parte del sistema linfatico il midollo osseo, la milza e il timo.

Nei rettili i globuli rossi hanno il nucleo, al contrario dei mammiferi.

Nei rettili i globuli rossi hanno il nucleo, al contrario dei mammiferi.

Scheletro

La conformazione generale dello scheletro dei sauri ricorda quella dei mammiferi. La colonna vertebrale è flessibile; le vertebre vengono suddivise in tre regioni: presacrali, sacrali e caudali. Nei sauri tutte le vertebre, ad eccezione di quelle cervicali, sono connesse alle coste. Il cinto scapolare è costituito da scapola, coracoide, clavicola e in alcuni casi dall’osso interclavicolare. Il cinto pelvico è costituito da ileo, ischio e pube.

Sia l’arto anteriore che quello posteriore presentano cinque dita (sono pentadattili); ciascun dito ha un numero di falangi diverso: dal primo al quinto dito sono rispettivamente 2, 3, 4, 5, 3.

Alcuni sauri sono apodi, cioè privi di arti, o presentano solo arti anteriori molto ridotti. La conformazione del loro corpo ricorda quella dei serpenti, tuttavia presentano palpebre mobili e membrana timpanica tipica dei sauri.

Scheletro di varano, dalla tipica struttura

Scheletro di varano, dalla tipica struttura “da sauro”

Dita dell'arto anteriore (pogona).

Dita dell’arto anteriore (pogona)

Dita dell'arto anteriore (pogona)

Dita dell’arto posteriore (pogona)

Nei camaleonti lo scheletro presenta delle caratteristiche uniche. E' appiattito in senso laterale (anziché in senso dorsoventrale) e le dita sono modificate, unite tra loro per facilitare la presa sui rami

Nei camaleonti lo scheletro presenta delle caratteristiche uniche. E’ appiattito in senso laterale (anziché in senso dorsoventrale) e le dita sono modificate, unite tra loro per facilitare la presa sui rami

Scheletro di camaleonte

Scheletro di camaleonte

Particolare della mano di un camaleonte

Particolare della mano di un camaleonte

In alcune specie di gechi la superficie inferiore delle dita possiede strutture adesive che permette a questi sauri di arrampicarsi su superfici perfettamente lisce

In alcune specie di gechi la superficie inferiore delle dita possiede strutture adesive che permette a questi sauri di arrampicarsi su superfici perfettamente lisce

Alcuni sauri sono apodi, cioè privi di arti

Alcuni sauri sono apodi, cioè privi di arti

Coda

La coda nei sauri può avere una lunghezza variabile, in alcune specie addirittura superiore a quella del resto del corpo. la coda  ha diverse funzioni: prensione, equilibrio, aiuto nel nuoto nelle specie acquatiche, meccanismo di difesa (iguane), riserva corporea con immagazzinamento del grasso (molte specie di gechi).

In molte famiglie di sauri è presente il fenomeno dell’autotomia, ossia la capacità di perdere “volontariamente” la coda quando sono attaccati da un predatore. La coda staccata continua a contorcersi, distraendo l’attenzione del predatore mentre il sauro tenta la fuga.

La separazione della coda non avviene tra due vertebre, bensì lungo un piano di frattura preformato presente nella vertebra. In seguito all’autotomia può ricrescere una nuova coda, che però non è mai identica a quella originale ma presenterà variazioni nella colorazione e nella disposizione delle squame, e spesso queste non si svilupperanno affatto. La coda può essere persa più volte, ma ogni volta a un livello superiore del precedente; la porzione rigenerata, infatti, presenta al posto delle vertebre un asse cartilagineo, che non è in grado di andare incontro ad autotomia.

L’autotomia non si verifica negli agamidi, nei varani e nei camaleonti, che se per un evento traumatico perdono la coda non sono più in grado di farla ricrescere.

Il geco leopardino è una delle specie in cui la coda ha la funzione di riserva di grasso

Il geco leopardino è una delle specie in cui la coda ha la funzione di riserva di grasso

Scheletro di varano, in cui è evidente la coda particolarmente lunga.

Scheletro di varano, in cui è evidente la coda particolarmente lunga

Lucertola che ha perso volontariamente la coda nel tentativo di sfuggire all'attacco di un gatto

Lucertola che ha perso volontariamente la coda nel tentativo di sfuggire all’attacco di un gatto

Particolare dell'immagine precedente. La perdita della coda avviene quasi senza perdita di sangue, per la contrazione dei muscoli della coda

Particolare dell’immagine precedente. La perdita della coda avviene quasi senza perdita di sangue, per la contrazione dei muscoli della coda

Termoregolazione

I rettili sono popolarmente definiti “a sangue freddo”, per la loro incapacità di mantenere una temperatura corporea definita grazie ai processi metabolici, come fanno uccelli e mammiferi. In realtà si tratta di un concetto inesatto, in quanto sebbene incapaci di generare calore corporeo (fenomeno detto termogenesi), i rettili sono comunque in grado di mantenere una definita temperatura corporea, che può anche essere di diversi gradi superiore a quella ambientale. Anziché sfruttare la termogenesi, infatti, i rettili sfruttano il calore ambientale, e regolano la loro temperatura interna mediante strategie comportamentali, in pratica esponendosi a fonti di calore esterne (direttamente od indirettamente, all’energia prodotta dal sole). I rettili sono quindi definiti ectotermi. La regolazione della temperatura corporea avviene principalmente con l’esposizione diretta al sole (eliotermia, tipica delle specie diurne) o per conduzione da superfici calde, come rocce riscaldate dal sole (tigmotermia, tipica delle specie notturne).

Questo concetto è di basilare importanza nel mantenimento dei rettili in cattività, in quanto la struttura del terrario deve permettere all’animale di poter regolare la propria temperatura corporea in modo ottimale.

L’ectotermia permette un notevole risparmio energetico rispetto all’endotermia di uccelli e mammiferi che, infatti, hanno un tasso metabolico molto più alto dei rettili; l’ectotermia infatti non richiede di consumare energia per produrre calore corporeo. A parità di taglia, un rettile ha dunque richieste alimentari decisamente inferiori rispetto a quelle di un animale endotermico e può nutrirsi con una frequenza inferiore.

Un limite dell’ectotermia è però rappresentato dalle condizioni ambientali, che devono essere favorevoli al mantenimento di una temperatura corporea adeguata. Per questo i rettili non possono sopravvivere nei climi freddi.

La PBT (temperatura corporea preferita) rappresenta il range di temperatura corporea del rettile entro cui è ottimale lo svolgersidi una determinata funzione metabolica. La PBT è diversa secondo la specie, l’età, lo stato fisiologico (es. gravidanza), la stagione, e perfino la funzione metabolica (digestione, ricerca del cibo, riproduzione…).

Si definisce per i rettili la zona di temperatura ottimale preferita (POTZ) come il range di temperatura dell’ambiente naturale del rettile entro cui l’animale è in grado di mantenere la sua temperatura corporea preferita (PBT). Ogni specie ha una propria POTZ specifica; per la maggior parte dei rettili squamati la POTZ è compresa tra 20 e 38°C, ed in genere per ogni specie varia di 4-10°C.

E’ di fondamentale importanza per la salute del rettile in cattività che all’interno del terrario esso abbia a disposizione un range di temperatura tale da poter mantenere una temperatura corporea ottimale.

I rettili dei climi temperati, quando la temperatura ambientale scende troppo e non è sufficiente a mantenere una PBT adeguata, vanno in letargo, uno stato di metabolismo estremamente rallentato in cui l’animale sopravvive grazie alle riserve corporee precedentemente accumulate (in particolare con l’accumulo di grasso).