Animali esotici: la strage silenziosa

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Animali esotici: la strage silenziosa 2017-11-24T19:36:28+00:00

petauroQuando si pensa agli animali da compagnia da ospitare in casa, quelli che vengono in mente in genere sono il cane e il gatto. In realtà, nelle case degli Italiani sono ospitati una varietà di animali: furetti, conigli, piccoli roditori, uccelli, rettili, anfibi e pesci. Sono proprio questi animali da affezione “non convenzionali”, spesso definiti per comodità esotici, di cui si occupa la AAE. Sebbene uno degli scopi principali della AAE sia fornire notizie corrette sulla gestione di questi animali, essendo la loro diffusione un dato di fatto, allo stesso tempo è fortemente contraria alla detenzione nelle case di tante specie non convenzionali o esotiche, alla loro commercializzazione e riproduzione.

Verso questi animali si compiono, infatti, palesi atti di crudeltà che vengono generalmente considerati “normali”, e che mai verrebbero tollerati verso cani e gatti. Queste due specie godono di uno status privilegiato, che li pone un gradino (o parecchi gradini) più in alto di ogni altra specie animale. Nessuna persona dotata di sensibilità media tollererebbe nei confronti di queste creature maltrattamenti quali lasciarli vivere perennemente rinchiusi in minuscole gabbie, nutrirli con alimenti così inadeguati da causarne malattie e morte, costringerli a lunghi viaggi in condizioni disumane per commercializzarli. Eppure questo genere di soprusi sono totalmente ignorati, o considerati normali, quando si tratta di specie meno convenzionali, che non si immagina possano avere altrettanta sensibilità e capacità di soffrire di cani e gatti. Facciamo alcuni esempi.

coniglionanoConigli e furetti, a differenza di tanti animali esotici, sono effettivamente animali domestici, allevati da secoli o millenni, quindi si adattano bene alla convivenza con l’uomo e rappresentano meravigliosi animali da affezione e compagnia. Tuttavia sono soggetti ad uno sfruttamento commerciale inumano. I conigli nani riproduttori non subiscono trattamento migliore dei loro sfortunati fratelli da carne, detenuti in minuscole gabbie ed eliminati quando il loro tasso di fecondità diminuisce. I furetti provengono da allevamenti intensivi e soggetti ad una sterilizzazione precoce che li predisporre a contrarre da adulti un tumore delle surrenali. La principale (per non dire unica) ditta statunitense che produce furetti da compagnia è la stessa che rifornisce di questi animali i laboratori di ricerca. Entrambe queste specie vengono vendute senza informazioni adeguate su gestione, alimentazione, vaccinazioni e cure, come accade in generale per tutte le altre specie di esotici.

I piccoli roditori (come ad esempio i criceti) “da compagnia” passano la vita in gabbia. La cosa può apparire ovvia: nessuno potrebbe lasciarli girare liberi per casa, perché finirebbero inevitabilmente per scappare o perire in seguito a incidenti o l’attacco di predatori. Ma a che vita sono condannati questi animaletti che, abituati in natura a percorrere ogni notte molti chilometri in cerca di cibo, si ritrovano confinati in gabbie minuscole in cui passano il tempo a cercare istericamente una via di fuga? Possiamo dire che nel loro caso è rispettata, alla lettera e nello spirito, la norma che vieta di tenere animali in condizioni incompatibili con la loro natura?

iguanaPersino più triste è la condizione dei rettili (sauri, serpenti e tartarughe) tenuti nei terrari. Anche in questo caso, confiniamo
animali (che sono e rimangono a tutti gli effetti selvatici) in spazi ridottissimi per la sola soddisfazione di possederli ed esibirli. Se i rettili riprodotti in cattività in certi casi si adattano bene alla prigionia (non conoscendo altro ambiente che una teca di vetro), non si può che ritenere inaccettabile questa situazione per quelli di cattura. La cattura degli animali selvatici è quanto di più crudele si possa attuare verso degli esseri viventi, che vengono privati della libertà (che dovrebbe essere un diritto inalienabile di ogni essere nato libero), vengono spediti in territori lontani in condizioni di estrema sofferenza (stipati, senza acqua o cibo, in condizioni di temperatura completamente inadeguate). Allo stress e alla debilitazione del viaggio si aggiungono quelli della detenzione presso i grossisti prima e i negozianti dopo, spesso in condizioni altrettanto inadeguate. Non deve quindi stupire se la percentuale di mortalità dei rettili di cattura importati sia elevatissima. L’acquirente finale, spesso disinformato, continua a detenere le povere creature in condizioni inadeguate, con una dieta sbagliata, condannandole a un lento declino. È un dato di fatto che la stragrande maggioranza delle malattie che i veterinari riscontrano nei rettili in cattività dipendono da errori di gestione o da maladattamento alla cattività. Chi ritiene i rettili animali scarsamente sensibili, poco più che delle piante in vaso, sottostima grossolanamente le loro capacità di risentire della prigionia in un ambiente inadeguato. La definizione “stress cronico” è quella che meglio indica le loro condizioni psicofisiche.

Non subiscono sorte migliore gli uccelli imprigionati nelle gabbie. L’intelligenza e la sensibilità di questi animali è enormemente sottovalutata: basti pensare che un pappagallo cenerino ha l’intelligenza cognitiva ed emotiva di un bambino di due-tre anni. Le esigenze psicologiche di affetto, relazioni sociali, compagnia e interazione con il “gruppo” di questi animali dalla vita sociale così evoluta raramente vengono soddisfatte quando si confina un pappagallo solitario in una gabbia. Ne è la riprova la frequenza con cui i pappagalli manifestano patologie comportamentali, fino all’automutilazione.

Si tratti dunque di rettili, uccelli, roditori, conigli, furetti (ma non dimentichiamo anche pesci e anfibi), non riteniamoli animali meno sensibili, meno capaci di soffrire, meno degni della nostra compassione di quanto non siano cani e gatti. Non riteniamo normale il maltrattamento costante a cui sono costretti quando sono rinchiusi in spazi angusti, sporchi, sovraffollati, o se sono alimentati in modo scorretto e nocivo.

Turtle4 - CopiaUn ulteriore problema è quello dell’abbandono, quando questi animali diventano troppo ingombranti, troppo impegnativi, quando la novità è sfumata, quando il bambino cambia interessi, quando il terrario è diventato troppo piccolo o quando le spese veterinarie sono troppo alte, o per mille altre ragioni che portano a liberarsi senza scrupoli del povero animale, destinandolo spesso alla morte o alterando l’ecosistema.

Pertanto, non incrementiamo lo sfruttamento di questi animali acquistandoli e non facciamoli riprodurre per non aumentare il numero di quelli abbandonati, quando tanti cercano una casa che li accolga.

Non voltiamoci dall’altra parte se vediamo nei negozi conigli o iguane tenuti male o ammalati e lasciati a deperire senza cure, come non lo faremmo se vedessimo dei cuccioli malati e trascurati o rinchiusi in una gabbietta sporca. Dobbiamo avere il coraggio di denunciare situazioni evidenti di maltrattamento anche per animali che non abbaiano o non miagolano, ma che soffrono comunque.

Non perpetuiamo questa strage silenziosa comprando animaletti graziosi, o esotici, o affascinanti, ma che non sono adatti a vivere rinchiusi nelle nostre case, e che ci arrivano a scapito di tanta sofferenza.

È necessario un cambiamento profondo e sentito della mentalità comune, perché la nostra sensibilità arrivi a considerare senza discriminazione ogni creatura senziente come degna di rispetto e compassione. Non accettiamo per nessuna specie animale maltrattamenti che, giustamente, non tollereremmo per un cane o un gatto, e non contribuiamo a perpetuare il problema.