Malattie principali

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Malattie principali 2017-11-24T19:36:22+00:00

Infezioni batteriche

Negli anfibi in cattività le infezioni batteriche sono molto comuni e sono in genere conseguenti a errori di gestione: cattiva qualità dell’acqua, temperatura troppo alta o troppo bassa, scarsa igiene, sovraffollamento, stress. Le abrasioni della cute, dovute a piccoli traumi o alla presenza di un substrato troppo abrasivo, possono fungere da porta di entrata dei batteri.
I batteri implicati più spesso nelle infezioni degli anfibi sono dei generi Aeromonas, Citrobacter, Flavobacterium, Klebsiella, Proteuse Pseudomonas, ma sono possibili anche infezioni da Escherichia coli, clamidia e micobatteri.
Le infezioni possono essere generalizzate o localizzate (interessare ad esempio la cute o il fegato). Le infezioni che colpiscono la pelle vengono indicate genericamente con il termine di “red leg” (zampe rosse) in quanto si manifestano con arrossamenti della pelle degli arti, ma anche dell’addome. Altri sintomi comprendono la presenza di ulcere, ecchimosi e petecchie (emorragie puntiformi). Si possono osservare anche edema generalizzato o raccolta di liquido nella cavità corporea che dà all’anfibio un aspetto gonfio. La condizione può portare alla morte.
Le infezioni batteriche possono anche causare setticemia (diffusione dei batteri con il sangue) ed estendersi a tutti gli organi. La setticemia si manifesta con letargia, anoressia (rifiuto del cibo), sintomi cutanei (“red leg”) e morte.
Le infezioni batteriche si trattano con la somministrazione di antibiotici, reidratazione, miglioramento delle condizioni ambientali. Se si osservano abrasioni o lesioni cutanee, vanno subito disinfettate e trattate con una pomata antibiotica.

Infezioni fungine

I funghi sono microrganismi cosiddetti ubiquitari (presenti ovunque); nell’ambiente caldo e umido del vivario si possono rapidamente sviluppare forme microscopiche di funghi che proliferano nel substrato, ma un anfibio sano ha sufficienti difese immunitarie per non contrarre infezioni. In caso di lesioni della cute (ad esempio abrasioni) o di soggetti immunocompromessi (per stress, altre malattie, ambiente inadeguato) i funghi possono causare infezioni localizzate o generalizzate. La possibilità di causare malattie dipende anche dalla specie di fungo e dalla sua concentrazione nell’ambiente. Una carica ambientale molto elevata può sopraffare le difese immunitarie e causare malattia anche ad anfibi sani.
La maggior parte delle infezioni si localizzano a livello della cute, dove si osservano lesioni di vario tipo: leggere alterazioni di colore della pelle, emorragie e arrossamenti, noduli arrossati o ulcerati, comparsa di materiale cotonoso, distacco della pelle. Si possono anche osservare noduli sottocutanei, riluttanza a muoversi, letargia, incoordinazione e morte. I sintomi e le lesioni spesso non sono specifici e sono sovrapponibili a quelle che si osservano in caso di altre malattie (soprattutto batteriche).
Per la diagnosi sono indispensabili esami di laboratorio (osservazione al microscopio di materiale prelevato dalle lesioni, esami istologici, colture fungine) per identificare i funghi. In alcuni casi è possibile eseguire una terapia con la somministrazione di farmaci antifungini; in altri casi la terapia non è efficace.

Parassiti interni

Gli anfibi possono ospitare nel tratto gastrointestinale numerose specie di parassiti, alcune patogene (che causano problemi di salute) altre commensali (innocue). In caso di proliferazione eccessiva, tuttavia, anche le specie commensali possono causare problemi. I sintomi possono essere: emissione di muco con le feci, diarrea, disidratazione, gonfiore dell’addome, edema generalizzato, perdita di peso. I parassiti possono essere nocivi soprattutto su animali debilitati da altre patologie o stressati. I parassiti intestinali possono essere identificati con l’esame delle feci, a cui dovrebbero essere sottoposti tutti gli anfibi durante il periodo della quarantena, subito dopo l’acquisto.
Alcuni parassiti invadono i tessuti dei muscoli o degli organi interni causando emaciazione, atrofia muscolare, morte. Altri infestano le cellule del sangue, ma spesso non sono patogeni.

Parassiti esterni

Gli anfibi possono essere infestati da diversi tipi di parassiti esterni, tra cui pidocchi, zecche e sanguisughe; le ferite possono essere infestate da larve di mosca. La diagnosi si effettua facilmente con la semplice osservazione della cute e l’identificazione dei parassiti. I parassiti possono essere rimossi manualmente, uno ad uno, con una pinzetta. In alcuni casi si possono utilizzare bagni ipertonici (con sale) o si somministrano antielmintici, come prescritto dal veterinario.

Anasarca (edema)

L’anasarca consiste in un eccessivo accumulo di liquidi nello spazio sottocutaneo (a livello di sacchi linfatici) e/o nella cavità del corpo. Si tratta di un problema relativamente frequente e può essere di gravità variabile, da un lieve accumulo a una notevole raccolta che gonfia l’animale fino a lacerare la cute. Le cause di questo disturbo possono essere numerose:

  • malattie renali
  • malattie della pelle
  • malattie del fegato
  • problemi cardiaci o vascolari (es. trauma, ipocalcemia, ostruzione linfatica)
  • malattie gastrointestinali (es. infestazione da parassiti)
  • infezioni batteriche, fungine e virali
  • problemi riproduttivi nelle femmine
  • fattori ambientali (cattiva qualità dell’acqua, eccessiva umidità ambientale, temperatura troppo fredda, acqua o substrato troppo acidi).

L’anasarca va differenziato dall’obesità, dalla presenza di masse e dalla ritenzione delle uova. Oltre alla visita clinica, per tentare di identificare la diagnosi precisa si possono eseguire una varietà di esami collaterali tra cui l’esame delle feci, l’esame del liquido accumulato, radiografie, colture batteriche ecc.

La terapia dipende dal tipo di problema e può comprendere la somministrazione di antibiotici, farmaci antifungini e antiparassitari, diuretici, la correzione dei parametri ambientali (temperatura, qualità dell’acqua, illuminazione e fotoperiodo ecc.), bagni medicati, alimentazione assistita.

Malattia ossea metabolica

La malattia ossea metabolica (detta anche iperparatiroidismo nutrizionale secondario) si manifesta se la dieta è carente di calcio o se è presente un eccesso di vitamina A, che determina una demineralizzazione dello scheletro, con deformazioni, fratture e posture anormali. Altri sintomi possibili sono gonfiore dell’addome, edema sottocutaneo, prolasso intestinale. È interessante notare che questa malattia si può verificare anche se sono presenti squilibri dei grassi o degli acidi grassi, pur in presenza di livelli normali di calcio e vitamina D3, perché negli anfibi la vitamina D3 è veicolata da lipoproteine (proteine con una parte lipidica).
La diagnosi si conferma con l’esame radiografico, che mostra la scarsa mineralizzazione dello scheletro e la presenza di eventuali deformazioni ossee o fratture.
La terapia consiste nella correzione della dieta, la somministrazione di calcio e l’impiego di una fonte di luce UVB, che stimola la sintesi di vitamina D3, che permette di assimilare il calcio.

Ipervitaminosi D3

La vitamina D3 somministrata in dosi eccessive è dannosa perché provoca la deposizione di calcio a livello degli organi interni provocandone la mineralizzazione. Ciò provoca anoressia, debolezza ed edema sottocutaneo diffuso (anasarca). La causa in genere consiste nella somministrazione di pesci rossi alimentati con cibo commerciale in fiocchi, che contiene elevati livelli di vitamina D3 che si accumulano nel pesce. Un eccesso è possibile anche se si somministrano dosi elevate di integratori contenenti questa vitamina, direttamente agli anfibi o nelle prede che vengono loro somministrate. La diagnosi è possibile solo dopo la morte, con la necroscopia, e non esistono terapie efficaci. È quindi importante prevenire questa condizione curando l’alimentazione e utilizzando gli integratori secondo le istruzioni riportate nella confezione, senza eccedere.

Ipervitaminosi A

L’eccesso di vitamina A interferisce con l’assorbimento e l’utilizzo della vitamina D e quindi del calcio, e causa quindi sintomi simili a quelli della malattia ossea metabolica. L’ipervitaminosi A si osserva negli anfibi nutriti esclusivamente o in prevalenza con roditori, che sono particolarmente ricchi di vitamina A (immagazzinata nel fegato). La diagnosi si esegue mettendo in relazione la dieta e l’esame radiografico, che mostra una decalcificazione ossea. Per prevenire questo problema si deve limitare la somministrazione di roditori, che comunque vanno nutriti con una dieta bilanciata e ricca di calcio.

Ipovitaminosi A

La carenza di vitamina A si verifica se questa vitamina è carente nella dieta (da cui l’importanza di nutrire in modo equilibrato gli insetti da pasto e di utilizzare un integratore). I sintomi della carenza sono costituiti da secchezza degli occhi, lesioni della cornea e impossibilità ad utilizzare la lingua per catturare le prede. La diagnosi si basa sui sintomi e sui risultati della somministrazione di vitamina A. L’integrazione con vitamina A deve essere fatta con attenzione, seguendo le istruzioni sulla confezione, per evitare di cadere nel problema opposto causando una malattia da eccesso.

Costipazione gastrointestinale

L’ingestione di prede troppo grandi rispetto alle dimensioni dell’anfibio, oppure di materiale estraneo come la ghiaia del substrato o di oggetti rinvenuti nel vivario, causa un’eccessiva distensione dello stomaco o l’ostruzione dell’intestino. Gli animali colpiti (soprattutto le rane di grossa taglia) presentano abbattimento, addome dilatato, mancata emissione di feci. La diagnosi si esegue con la palpazione dell’addome e l’esame radiografico o ecografico.
Il materiale estraneo va rimosso chirurgicamente o, se presente nello stomaco, attraverso la bocca.

Sindrome da maladattamento

Questa sindrome si osserva quando le condizioni ambientali del vivario non sono adatte alla specie. I fattori implicati possono essere numerosi: temperatura o umidità troppo alte o troppo basse, mancanza di rifugi, habitat inadeguato, alimentazione inappropriata; altre cause possono essere date da sovraffollamento e competizione con soggetti più aggressivi. Gli anfibi rifiutano il cibo, iniziano a deperire e appaiono letargici. La diagnosi si basa sull’esclusione di altre patologie (tra cui la presenza di infezioni e di parassiti intestinali) e sulla valutazione dell’ambiente del vivario. Oltre a correggere le condizioni ambientali, è necessario sostenere l’anfibio con una terapia di sostegno, come l’alimentazione assistita, la reidratazione e la somministrazione di vitamine.

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